L’allenatore Cristian Chivu ha ereditato un gruppo apparso demotivato e segnato da tensioni interne, come dimostravano le pubbliche esternazioni di alcuni giocatori. Meno di un anno dopo, quella stessa squadra ha celebrato la conquista del ventunesimo Scudetto e della decima Coppa Italia, un “doblete” frutto di un lavoro silenzioso ma efficace.
Il primo passo della gestione tecnica è stato il recupero dei singoli. Federico Dimarco, in particolare, ha beneficiato di una maggiore continuità, diventando un pilastro della squadra. Le sue prestazioni sono cresciute in modo esponenziale: ha totalizzato 17 assist in campionato, stabilendo un nuovo record per la Serie A, e ha segnato sei gol, a cui si aggiunge una rete in Champions League. Una stagione che lo ha consacrato come uno dei migliori nel suo ruolo.
Un altro capitolo fondamentale è stato il lavoro sulla gestione psicologica, specialmente con Nicolò Barella e Alessandro Bastoni, entrambi reduci da momenti di difficoltà. Barella, dopo un periodo di appannamento e critiche, è tornato a essere decisivo nel finale di stagione, fornendo assist e gol pesanti nelle partite clou. Per Bastoni il percorso è stato più complesso: dopo un’espulsione controversa, ha subito la contestazione di diversi stadi, con un conseguente calo di rendimento. Chivu lo ha protetto pubblicamente (“La gente ha scatenato una gogna che non merita”) e gli ha concesso tempo per ritrovare la serenità, facendolo tornare ai suoi livelli.
I cambiamenti hanno riguardato anche l’assetto tattico. L’Inter ha sviluppato un gioco più verticale e diretto, che ha portato la squadra a segnare ben 85 gol in campionato e 115 in totale durante la stagione. Pur mantenendo una grande prolificità offensiva, come nelle recenti stagioni vincenti, il tecnico ha saputo ampliare il ventaglio di soluzioni a disposizione della squadra.
L’ultimo tassello del mosaico è stato l’aspetto motivazionale. Chivu ha insistito sulla necessità di “voltare pagina” dopo ogni delusione, come la sconfitta in Champions League o i passi falsi contro le dirette concorrenti in campionato. Il gruppo ha dimostrato grande capacità di reazione, rispondendo sempre sul campo dopo ogni caduta. Questa mentalità ha permesso di limare molti difetti e di incanalare le energie verso l’obiettivo.
Il finale di stagione ha visto la piena rinascita di Marcus Thuram, che dopo un inverno difficile ha contribuito con sei gol e altrettanti assist nelle ultime sei partite, mettendo il sigillo sullo Scudetto. Il tutto sotto la guida del capitano Lautaro Martínez, che, rientrato da un infortunio, ha potuto sollevare i trofei e confermarsi capocannoniere del campionato per la seconda volta.










