Attentato Ranucci: le mitragliatrici, la bomba e l’ombra della mafia casertana. Lettera sul presunto mandante

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Sigfrido Ranucci (foto LaPresse)
Sigfrido Ranucci (foto LaPresse)

SAN MARCELLINO – Una struttura di interesse strategico per la nazione comprata anche con soldi arrivati da Carinaro, attraverso una società giovane, capace di guadagnare in pochi anni milioni di euro e guidata da un imprenditore che, fino a poco tempo fa, si occupava di ristrutturazioni: effettivamente sa di mistero. Come appare misterioso il fatto che il liquidatore del cantiere abbia bloccato un’offerta da un fondo americano da 20 milioni di euro per accettare, invece, quella di Cavazzana, inferiore di circa 12 milioni.

Ma intorno a questo cantiere, finito sotto la lente di Daniele Autieri, di misteri ce ne sono tanti altri. Uno di questi è rappresentato dal ritrovamento di due mitragliatrici non censite. Durante una visita della troupe di Report nello stabilimento spuntarono, all’interno di una cassa, due armi dal valore di oltre mezzo milione di euro ciascuna che, secondo quanto riferito dalla trasmissione, sarebbero state destinate alle imbarcazioni militari prodotte nel cantiere. E in quel caso a chi erano dirette? Questo accadeva il 24 settembre 2025.

Continua la lista dei misteri. E nell’elenco rientra anche il forte legame tra Cavazzana e il Casertano. Mentre Report inizia a occuparsi del cantiere, Cavazzana si reca proprio a San Marcellino, sede della Pev. Il 16 ottobre esplode la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci: vengono distrutte due auto e, il giorno dopo, Cavazzana silura Francesco Tuccillo dal ruolo di amministratore delegato – incarico che egli stesso gli aveva affidato -, il personaggio che aveva aperto le porte del cantiere a Report.

Pochi giorni dopo, ha ricostruito l’inchiesta di Autieri, gli “investitori” di Cavazzana risultano presenti a Rovigo, in zona cantiere. Altro dettaglio che emerge è che, dalla fine di settembre a tutto il mese di ottobre 2025, quindi tra il ritrovamento delle mitragliatrici e l’attentato a Ranucci, i titolari della Pev sarebbero partiti più volte da San Marcellino per raggiungere Rovigo. In almeno una di queste occasioni, dice Report, con loro ci sarebbe stato anche Mario Coscione, cugino di Enrico Petrarca e in passato ritenuto vicinissimo all’esponente schiavoniano dei Casalesi Carmine Morelli.

Il 14 novembre 2025, pochi giorni prima della messa in onda dell’inchiesta, arriva in redazione una lettera anonima nella quale si scrive che il mandante dell’attentato al sottoscritto sarebbe un politico della provincia di Caserta collegato a famiglie camorristiche e con interessi nel Cantiere Vittoria. Ultima circostanza, ma non per importanza: nei giorni precedenti e successivi all’esplosione della bomba, la Rete Het di Cavazzana, traccia Report, effettua pagamenti alla società Pev per lavori mai effettuati.

“Sono solo coincidenze? Non lo sappiamo e non abbiamo gli strumenti per verificarlo. Cavazzana non ha voluto rispondere alle nostre domande”, ha spiegato Ranucci nel corso della trasmissione andata in onda su Rai Tre lo scorso aprile. “Quello che è certo è che dietro il Cantiere Navale si intrecciano interessi nel settore delle armi, dove l’Italia e anche Leonardo-Finmeccanica giocano un ruolo negli equilibri di potere che ancora oggi governano la Libia e il Mediterraneo”.

Un intreccio di soldi, società, politica e ombre investigative che oggi vede la Procura di Venezia impegnata sugli aspetti legati al Cantiere Vittoria, mentre la Dda di Roma indaga sull’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. Cantiere e bomba sono collegati? E dietro c’è realmente una possibile mano di soggetti legati ai Casalesi? Mistero, almeno per ora.

E dentro questo “cantiere dei misteri” spunta anche la trasformazione di un imprenditore che, nel giro di pochi anni, passa dalle cause per stipendi non pagati agli operai a società capaci di movimentare milioni di euro in una delle operazioni industriali più delicate del Paese. Sulle ricostruzioni andate in onda nella trasmissione, il Cantiere Navale Vittoria ha respinto ogni ipotesi di collegamenti opachi.

In una nota inviata a Report, la società ha definito “suggestive” le ricostruzioni proposte dalla trasmissione, sostenendo che siano basate su “accostamenti privi di riscontro”. Il cantiere ha precisato che la Pev avrebbe operato solo come fornitore di un subappaltatore, “in un rapporto occasionale e non strutturato”, mentre Rete Het avrebbe svolto attività di verifica tecnica e gestione dei pagamenti tra le parti contrattuali. La società ha inoltre dichiarato di non aver “mai avuto alcun rapporto o contatto con le persone richiamate” nell’inchiesta televisiva, ribadendo che tutte le attività sarebbero state svolte “nel pieno rispetto delle norme, con completa trasparenza e tracciabilità”.

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