I fiori dei Fragnoli: rispetto e paura tra clan a Mondragone

Il gesto, emerso dall’inchiesta dei carabinieri, arriva nel pieno delle tensioni tra il gruppo Mangianastri e la frangia rivale

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Angelo Gagliardi Antonio Bova e Luigi Fragnoli
Angelo Gagliardi detto 'Mangianastri, Antonio Bova e Luigi Fragnoli

MONDRAGONE – La mafia parla anche senza parole. Si muove attraverso gesti, segnali e silenzi che definiscono equilibri e gerarchie. Era vero ai tempi dei padrini che ordinavano morti e mettevano bombe. Ed è vero anche oggi. A darne conferma è l’inchiesta dei carabinieri del Reparto territoriale di Mondragone sul clan Gagliardi. Interessante lo spaccato ricostruito dai militari tra febbraio e maggio 2024, che può essere ribattezzato e sintetizzato come ‘la vicenda dei fiori’.

Al centro ci sono i rapporti tra il gruppo riconducibile ad Angelo Gagliardi, detto Mangianastri, detenuto ma ancora figura di vertice, e la frangia dei Fragnoli, con i fratelli Giacomo e Luigi tornati liberi dopo aver scontato i loro debiti con la giustizia. A fare da tramite sul territorio è Antonio Bova, uomo di fiducia di Mangianastri, arrestato lo scorso febbraio proprio nell’ambito dell’indagine sui Gagliardi.

Un’attività investigativa complessa che, due mesi fa, ha portato complessivamente all’esecuzione di 21 misure cautelari e ha fatto emergere tensioni tra due storiche compagini criminali del litorale: da un lato i Gagliardi, ben strutturati e capaci di gestire piazze di spaccio ed estorsioni, dall’altro i Fragnoli, intenzionati a rimettersi in gioco.

In questo scontro sotterraneo si inserisce, come detto, la vicenda dei fiori.
Le tensioni emergono già il 6 febbraio 2024, quando in una conversazione intercettata Bova parla con Alessandro Martino, altro soggetto ritenuto vicino al clan, di un summit e delle direttive impartite dal boss dal carcere. Pochi giorni dopo, il 15 febbraio, ulteriori dialoghi confermano l’esistenza di incontri tra i sodali e di un clima carico di sospetti, anche per presunti mancati sostegni economici ai detenuti: è ciò che soggetti legati ai Fragnoli imputano a Bova. Non sarebbero soddisfatti della gestione degli affari da parte dei Gagliardi, accusati di non sostenere i detenuti delle altre cosche.

Ma è il 26 febbraio 2024 che si registra l’episodio chiave che segna una fase di distensione. Nel corso di una telefonata con Gagliardi, Bova racconta del matrimonio civile con Asia Gallo (estranea all’inchiesta) e dell’arrivo di due mazzi di fiori da parte della famiglia Fragnoli: uno inviato da Luigi Fragnoli con la moglie, l’altro dai genitori, tra cui Giuseppe Fragnoli, detenuto al 41 bis. Un gesto che, per gli inquirenti, rappresenta un segnale preciso di rispetto e apertura nei confronti del gruppo rivale. Non a caso, Gagliardi – intercettato dal carcere – invita Bova a mantenere un atteggiamento prudente ma autorevole: accettare il gesto, ma posizionarsi su un livello superiore nei rapporti. Un’indicazione che conferma il ruolo direttivo del boss anche da detenuto.

Il quadro si completa con una conversazione del 18 maggio 2024, nella quale Bova spiega perché Giacomo Fragnoli, pur presente a Mondragone tra gennaio e il 2 aprile 2024 (data del suo arresto per l’omicidio Mancone – oggi risulta libero), non abbia mai cercato un contatto diretto. Secondo quanto riferito, lo stesso Fragnoli avrebbe ammesso in carcere di aver evitato incontri per timore di ritorsioni.
Un intreccio di rapporti, timori e segnali indiretti che restituisce la fotografia di una criminalità organizzata ancora capace di regolare i propri equilibri attraverso codici silenziosi. In questo contesto, anche un semplice mazzo di fiori diventa un messaggio preciso, parte di un linguaggio che continua a governare i rapporti tra clan sul territorio mondragonese.

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