Pomigliano: il comune pagava la luce a 326 privati

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Frode energetica
Frode energetica

La Guardia di Finanza di Casalnuovo ha portato alla luce un’incredibile frode a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. L’amministrazione comunale avrebbe pagato illecitamente le bollette dell’energia elettrica per ben 326 lampioni situati all’interno di cortili e aree residenziali private. L’operazione, coordinata dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania, ha svelato un sistema che, solo nel corso del 2024, ha generato un esborso ingiustificato di 63mila euro a carico delle casse pubbliche.

Questo caso si distingue nettamente dai più comuni episodi di furto di energia, dove singoli cittadini si allacciano abusivamente alla rete pubblica. Qui, lo scenario è opposto e per certi versi più grave: è stato l’ente stesso, attraverso alcuni suoi funzionari, a farsi carico dei costi dell’illuminazione privata. Una pratica che ha trasformato un servizio destinato alla collettività in un vantaggio per pochi, a spese di tutti i contribuenti.

Le indagini sono scattate dopo una serie di contestazioni sollevate dai giudici contabili. Di fronte a queste anomalie, l’amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco ha mantenuto un silenzio prolungato, omettendo di fornire le risposte e i chiarimenti richiesti. Questo comportamento ha insospettito gli inquirenti, spingendo la Guardia di Finanza ad approfondire la gestione dei contratti di fornitura energetica del Comune.

A seguito degli accertamenti, per quattro dipendenti comunali è scattata la contestazione di un danno erariale pari a 63mila euro. Questo significa che i funzionari coinvolti saranno chiamati a risarcire, in solido, l’intera somma sottratta al bilancio dell’ente. Il danno erariale rappresenta infatti la perdita economica subita dallo Stato o da un altro ente pubblico a causa di un’azione illegittima o di una grave negligenza da parte dei suoi amministratori o dipendenti.

Il meccanismo della frode era tanto semplice quanto efficace: i 326 punti luce, pur essendo a esclusivo servizio di abitazioni private, risultavano formalmente allacciati alla rete di illuminazione pubblica. Di conseguenza, i loro consumi venivano automaticamente addebitati e saldati dal Comune, senza che nessuno apparentemente si accorgesse dell’anomalia per un lungo periodo.

L’inchiesta prosegue ora per determinare da quanto tempo andasse avanti questo sistema e per quantificare l’ammontare complessivo del danno subito dall’ente negli anni passati. La vicenda di Pomigliano d’Arco solleva un velo su una gestione delle risorse pubbliche opaca e dannosa, evidenziando la necessità di controlli più rigorosi per prevenire sprechi di denaro pubblico e di preziose risorse energetiche.

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