L’Europa si è confermata la regione del pianeta che si surriscalda più velocemente. Secondo il report “Lo stato europeo del clima 2025”, negli ultimi cinque anni il continente ha registrato un aumento medio della temperatura di 2,5 °C rispetto all’epoca preindustriale, quasi il doppio della media globale (+1,4 °C). Solo l’Artico ha subito un’accelerazione maggiore (+3,2 °C).
Questa anomalia climatica ha una spiegazione scientifica. L’Europa ha una maggiore proporzione di terre emerse, che assorbono più calore degli oceani, ed è influenzata dalla sua vicinanza all’Artico, il cui riscaldamento è amplificato dalla fusione dei ghiacci. A questo si aggiungono la riduzione della copertura nevosa, che diminuisce la riflessione solare (effetto albedo), e modifiche nella circolazione atmosferica che favoriscono ondate di calore.
Le conseguenze sono state tangibili e costose. Nell’ultimo anno, gli eventi meteorologici estremi hanno causato perdite economiche stimate in 31 miliardi di euro. Il caldo eccezionale ha colpito anche regioni normalmente più miti come la Scandinavia, mentre in Svizzera il ghiacciaio del Birch è collassato, seppellendo un intero villaggio, fortunatamente già evacuato.
Anche i mari hanno segnato temperature record. Nel 2025, il 36% delle acque oceaniche europee ha vissuto ondate di calore marino “intense” o “estreme”. Mari più caldi non solo alterano gli ecosistemi, ma forniscono anche l’energia per alimentare tempeste più violente, come quella che ha colpito Irlanda e Scozia con venti a 185 km/h.
La crisi idrica è diventata un’emergenza. Le scarse precipitazioni e la ridotta copertura nevosa hanno messo a dura prova agricoltura e produzione energetica. I bacini idroelettrici si sono svuotati e persino le centrali nucleari francesi hanno dovuto ridurre l’attività, poiché l’acqua dei fiumi era troppo calda per essere usata nei sistemi di raffreddamento. Un’invasione di meduse, proliferata per le alte temperature marine, ha persino bloccato temporaneamente alcuni reattori.
In questo scenario, emerge però una nota positiva dal settore energetico. Per il terzo anno consecutivo, le fonti rinnovabili hanno superato i combustibili fossili nella produzione di elettricità. Nel 2025, eolico e solare hanno coperto il 30,5% della domanda, mentre le rinnovabili nel loro complesso hanno fornito quasi la metà (46,4%) dell’elettricità europea, indicando una chiara direzione per il futuro.



















