SANTA MARIA CAPUA VETERE – Ci sono storie che sfidano il tempo, sopravvivendo a decenni di amministrazioni, riforme legislative e polvere accumulata negli archivi. Quella della particella 29, foglio 1, in località Fornaci, è una di queste. Un fazzoletto di terra di 1290 metri quadrati al Rione Sant’Agostino che, dopo un’attesa durata quasi quarant’anni, è diventato ufficialmente e definitivamente proprietà del patrimonio indisponibile del Comune di Santa Maria Capua Vetere.
La firma che mette la parola “fine” a questa incredibile vicenda burocratica è arrivata pochi giorni fa con il decreto dirigenziale numero 4, siglato dall’ingegner Giancarlo D’Aco. Un atto che non è solo un adempimento tecnico, ma la chiusura di una ferita amministrativa aperta nel lontano novembre 1984. Tutto ebbe inizio quando l’Italia si muoveva ancora al ritmo degli anni ‘80: il consiglio comunale approvava allora il progetto esecutivo per la costruzione di un impianto sportivo nel Parco Urbano del Rione Sant’Agostino.
Era un’epoca di grandi speranze per il quartiere e la procedura di esproprio sembrava un passaggio di routine. Nel 1987, i tecnici entravano nell’area per la redazione dei verbali di consistenza, convinti di una rapida risoluzione. Ma la strada, come spesso accade, si è rivelata piena di insidie. Mentre l’opera pubblica veniva realizzata e il bene subiva una “trasformazione irreversibile”, la macchina burocratica si inceppava, e il possesso temporaneo diventava un’occupazione che si protraeva oltre i termini di legge, configurando quella che i giuristi chiamano “accessione invertita”.
Nel 2001, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere condannava l’Ente a risarcire la proprietaria dell’area. Un risarcimento che, nel febbraio 2002, portò il Comune a versare una somma considerevole: 113.581,60 euro. Sembrava la fine, ma mancava ancora l’ultimo miglio: la trascrizione definitiva della proprietà.
Il decreto dirigenziale appena emanato rivela un retroscena quasi romanzesco che spiega il perché di tanta attesa: “Con il passare degli anni, molti documenti sono stati smarriti rendendo impossibile ricostruire gli atti del procedimento iniziale”. Tra cambi di vertice al Settore Tecnico e faldoni svaniti nel nulla, l’Ente ha dovuto compiere un vero e proprio lavoro di archeologia amministrativa per rimettere ordine nei pezzi di un puzzle iniziato nel secolo scorso.
Oggi, con l’acquisizione formale al patrimonio comunale, quel terreno destinato a impianti sportivi e urbanizzazioni cessa di essere un “limbo” giuridico. Il decreto dispone la trascrizione immediata presso la Conservatoria dei Registri Immobiliari di Caserta. Quasi 42 anni dopo la prima delibera, la particella 29 smette di essere un fascicolo ingiallito per diventare, a tutti gli effetti, un bene dei cittadini sammaritani. La giustizia e la burocrazia hanno finalmente trovato un punto d’incontro, anche se il viaggio è durato più di una generazione.









