È il 15 settembre 1982. A San Siro si è disputata l’andata dei sedicesimi di finale della Coppa delle Coppe tra l’Inter di Rino Marchesi e lo Slovan Bratislava. Protagonista indiscusso della serata è stato Evaristo Beccalossi, talentuoso numero 10 nerazzurro escluso dai convocati dell’Italia campione del mondo pochi mesi prima in Spagna.
Nonostante una superiorità tecnica evidente, la squadra di casa non è riuscita a sbloccare il risultato nel primo tempo, che si è chiuso sullo 0-0. L’Inter ha attaccato con insistenza, affidandosi al tandem offensivo composto da Alessandro Altobelli e il brasiliano Juary.
Nella ripresa l’inerzia della partita è cambiata. Dopo circa dieci minuti, Beccalossi è stato atterrato in area e l’arbitro ha concesso il calcio di rigore. Essendo il rigorista designato, il fantasista si è incaricato della battuta, ma la sua conclusione debole è terminata fuori dallo specchio della porta.
Sette minuti più tardi, un fallo di mano di un difensore avversario su un cross dello stesso Beccalossi ha portato a un secondo penalty. Dopo un breve consulto con i compagni Altobelli e Oriali, il “Becca” ha deciso di tirare di nuovo. Il suo sinistro è stato respinto dal portiere Milan Mana, che è riuscito a parare anche la successiva ribattuta di destro del giocatore nerazzurro.
Pochi minuti dopo il doppio errore, Beccalossi ha subito un infortunio muscolare ed è stato costretto a lasciare il campo. Sconfortato, si è diretto verso gli spogliatoi dove, in preda alla rabbia e al senso di colpa, ha sfogato la sua frustrazione rompendo due porte.
Nel frattempo, la squadra è riuscita comunque a vincere la partita. Al 78′ Alessandro Altobelli ha sbloccato il risultato con una mezza rovesciata, seguito all’83’ dal raddoppio di Antonio Sabato, che ha fissato il punteggio sul 2-0. Un risultato che si è rivelato decisivo per il passaggio del turno, dato che la gara di ritorno si è conclusa con una sconfitta per 2-1.
A fine partita, compagni di squadra, il presidente Ivanoe Fraizzoli e Sandro Mazzola hanno consolato il giocatore, minimizzando l’accaduto. La vera risposta, però, è arrivata dal pubblico di San Siro nelle settimane successive.
Al suo rientro in campo dopo l’infortunio, i tifosi dell’Inter lo hanno accolto con un’ovazione, scandendo il suo nome. Quel gesto ha cancellato ogni timore del giocatore, confermando un legame indissolubile con la sua gente, capace di andare oltre due errori dal dischetto in una singola, memorabile partita.






