L’industria italiana dei biocarburanti rappresenta un’opportunità strategica per diminuire la dipendenza energetica e avanzare nel percorso di decarbonizzazione. Tuttavia, il suo pieno sviluppo è ostacolato da un quadro normativo europeo incerto, specialmente in relazione alla scadenza del 2035 per i motori a combustione.
Gianni Murano, presidente di Unem, ha sottolineato il valore di questi carburanti: “Hanno l’indubbio vantaggio di essere decarbonizzati e di ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di petrolio o prodotti finiti”. Secondo Murano, i biocarburanti offrono inoltre la possibilità di creare filiere produttive interamente nazionali ed europee, come evidenziato anche da un recente studio della Commissione europea.
Il principale ostacolo risiede proprio nelle normative dell’Unione europea. Da un lato, Bruxelles ne riconosce la necessità, ma dall’altro non li classifica ancora come vettori energetici validi per i veicoli a zero emissioni che circoleranno dopo il 2035. A questo si aggiunge una regolamentazione eccessiva che complica lo sfruttamento del potenziale agricolo per la produzione di materie prime.
Attualmente, la produzione nazionale si attesta su circa 1,5 milioni di tonnellate all’anno, a fronte di una domanda interna di circa 2 milioni. “Disponiamo già di una capacità produttiva installata di oltre 3 milioni di tonnellate, destinata a crescere”, ha chiarito Murano.
Un contributo fondamentale a questa crescita arriverà dalla riconversione della raffineria Eni di Livorno, che diventerà una bioraffineria. L’impianto, con una capacità di 500mila tonnellate annue, sarà operativo entro il 2026. Questo progetto si aggiunge agli impianti già attivi del gruppo, la cui capacità di bioraffinazione complessiva tocca 1,65 milioni di tonnellate annue. La produzione avviene principalmente a Venezia, che passerà da 400mila a 600mila tonnellate entro il 2027, e a Gela, dove dal 2025 si produrrà anche carburante sostenibile per l’aviazione (SAF).
Eni ha fissato obiettivi ambiziosi per il 2030: superare i 5 milioni di tonnellate di capacità produttiva di biocarburanti e raggiungere oltre 2 milioni di tonnellate di SAF. Per farlo, ha in cantiere diversi progetti di sviluppo, tra cui quelli a Sannazzaro de’ Burgondi e a Priolo in Italia, oltre ad altri all’estero in Malesia e Corea del Sud.
“Con un quadro normativo abilitante, potremmo arrivare a raddoppiare la capacità produttiva e avviare investimenti specifici per la riconversione, parziale o totale, delle raffinerie tradizionali”, ha aggiunto Murano. Questa spinta consentirebbe anche la costruzione di impianti interamente dedicati.
Le proiezioni del Centro Studi di Unem confermano questo trend. Entro il 2030, i consumi di prodotti petroliferi si ridurranno di quasi 10 milioni di tonnellate rispetto ai livelli attuali, mentre i biocarburanti e altri carburanti a basse emissioni di carbonio cresceranno fino a coprire un fabbisogno di 6 milioni di tonnellate, sfiorando i 10 milioni entro il 2040.











