Studio svela microplastiche nel pesce del Garda

341
Inquinamento idrico
Inquinamento idrico

Una recente indagine scientifica, condotta dal Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Milano, ha portato alla luce una preoccupante realtà per l’ecosistema del Lago di Garda. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale “Environmental Pollution”, ha confermato per la prima volta la presenza massiccia di microplastiche nei tessuti di diverse specie ittiche autoctone.

I ricercatori hanno analizzato oltre 150 esemplari di pesci, tra cui persici reali, lavarelli e alborelle, prelevati in diverse aree del bacino lacustre. I risultati hanno mostrato che quasi l’80% dei campioni conteneva particelle polimeriche di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, con una media di 5-10 frammenti per individuo.

Secondo il team di scienziati, guidato dalla dottoressa Elena Fabbri, le principali fonti di questo inquinamento invisibile sono molteplici e strettamente legate alle attività umane. Una parte significativa delle fibre deriva dai lavaggi di indumenti sintetici, le cui microfibre non vengono trattenute dagli attuali sistemi di depurazione delle acque reflue e finiscono direttamente nel lago.

Un’altra fonte rilevante è rappresentata dal degrado di rifiuti plastici più grandi, come bottiglie, imballaggi e attrezzi da pesca abbandonati, che si frammentano nel tempo a causa dell’azione del sole e delle onde. A questo si aggiunge il contributo del dilavamento stradale, che trasporta nel bacino particelle provenienti dall’usura degli pneumatici.

“La situazione richiede un’attenzione immediata”, ha dichiarato la dottoressa Fabbri. “Queste particelle entrano nella catena alimentare alla sua base, venendo ingerite dal plancton e poi dai pesci. Ciò non solo minaccia la biodiversità del lago, ma solleva anche interrogativi sulla sicurezza alimentare per l’uomo, anche se i rischi diretti devono ancora essere pienamente quantificati”.

Lo studio sottolinea l’urgenza di implementare soluzioni concrete per mitigare il problema. Tra le proposte avanzate vi è il potenziamento tecnologico degli impianti di depurazione, con l’introduzione di sistemi di filtraggio di ultima generazione in grado di catturare le microfibre. Parallelamente, si raccomanda l’avvio di campagne di sensibilizzazione per ridurre il consumo di plastica monouso nell’area e promuovere pratiche di turismo più sostenibili.

La ricerca dell’Università di Milano funge da campanello d’allarme non solo per il Garda, ma per tutti i grandi laghi subalpini, ecosistemi tanto preziosi quanto fragili. La protezione di questo patrimonio naturale dipenderà dalla capacità delle istituzioni, delle aziende e dei cittadini di agire in modo coordinato e tempestivo contro una minaccia silenziosa ma pervasiva.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome