CARINARO – Dal mancato pagamento degli stipendi agli operai fino ai milioni transitati nell’operazione che ha portato Roberto Cavazzana, geologo e uomo d’affari del Nord, a comprare il Cantiere Navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo. È la parabola imprenditoriale di Giuseppe D’Onofrio, nome oggi legato alla Arkipiù di Carinaro, società esplosa nel business del Superbonus e finita dentro la maxi inchiesta giornalistica di Report sul “Cantiere dei misteri”.
Perché se oggi la Arkipiù muove ricavi milionari e, secondo quanto ricostruito dalla trasmissione diretta da Sigfrido Ranucci, riesce perfino a immettere liquidità nell’operazione da 8,2 milioni per l’acquisto del Cantiere Navale Vittoria, qualche anno fa il percorso imprenditoriale di D’Onofrio raccontava tutt’altra storia. Una storia fatta anche di vertenze, decreti ingiuntivi e sentenze per stipendi e Tfr non pagati agli operai.
Prima della Arkipiù, infatti, D’Onofrio era il socio unico e poi amministratore della Operam Srl Unipersonale, impresa edile con sede a Napoli, attiva tra costruzioni e ristrutturazioni. È lì che emergono i primi problemi. Nel 2020 il Tribunale di Napoli, sezione lavoro, condanna la Operam al pagamento di somme dovute a un dipendente per retribuzioni e Tfr rimasti insoluti. Il giudice rileva come la società non abbia provato di aver saldato quanto dovuto al lavoratore, finendo così condannata al versamento di oltre 2.500 euro. L’anno successivo arriva un’altra sentenza simile. Anche in questo caso il Tribunale di Napoli condanna la Operam al pagamento di stipendi e Tfr per oltre 2.200 euro.
E non è l’unico inciampo. Dagli atti emerge pure un decreto ingiuntivo emesso dal Giudice di pace di Napoli Nord nei confronti della Operam per il mancato pagamento di lavori idraulici effettuati da una piccola ditta. Nel provvedimento viene ingiunto alla società il pagamento di 2.160 euro oltre interessi e spese.
Poi arriva il salto. Quello che porta D’Onofrio dentro la Arkipiù, società costituita nel 2021 e cresciuta a velocità impressionante grazie al business dei progetti immobiliari legati al Superbonus. Secondo quanto raccontato da Report, in appena due anni la società passa da circa 300mila euro a 45 milioni di ricavi. Ed è proprio la società di Carinaro a entrare indirettamente nel cuore dell’operazione Cantiere Vittoria.
Stando alla ricostruzione del servizio firmato da Daniele Autieri, parte dei soldi necessari a Cavazzana – che fino a qualche anno fa era a dir poco distante dal business della cantieristica – per completare l’acquisto del Vittoria sarebbero arrivati attraverso la Rete Het, il consorzio edilizio presieduto dallo stesso imprenditore veneto. E quei soldi, pochi giorni prima del closing, sarebbero transitati proprio dai conti della Arkipiù verso quelli della Rete Het.
Un passaggio che assume ancora più peso considerando il valore strategico del Cantiere Navale Vittoria, sito che produce motovedette armate destinate alla guardia di finanza e a diverse guardie costiere straniere, dalla Libia a Malta, passando per Tunisia, Cipro e Oman.
Ma nell’inchiesta di Report il Casertano compare anche attraverso altri nomi e altre società. Come la Pev, con una sede ‘fantasma’ a San Marcellino, ditta di Decio ed Enrico Petrarca, parenti di Mario Coscione, con un passato in carcere per reati connessi al clan dei Casalesi, formalmente attiva nella lavorazione dell’alluminio. In base a quanto accertato da Report, la Rete Het avrebbe versato alla società circa 3,3 milioni di euro per lavori mai realizzati.
D’Onofrio ha raccontato ai microfoni di Report di aver conosciuto Enrico Petrarca, candidato senza successo al consiglio comunale di San Marcellino nel 2016, proprio negli uffici della Rete Het a Padova, pur essendo entrambi imprenditori attivi nel Casertano. E nei giorni in cui Report iniziava a occuparsi del cantiere, Cavazzana avrebbe effettuato diverse visite proprio in Terra di Lavoro.






