Forni per calce: accordo per tagliare le emissioni

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Forno elettrico
Forno elettrico

La startup Limenet, specializzata in decarbonizzazione industriale e con sede a Lecco, e la storica azienda trevigiana Fassa Bortolo, leader nei materiali per l’edilizia, hanno annunciato la firma di un’intesa strategica. L’investimento congiunto ammonta a 5 milioni di euro, suddivisi equamente tra le due società.

L’obiettivo della collaborazione è lo sviluppo industriale di un innovativo forno elettrico destinato alla produzione di calce. Questo progetto punta a rivoluzionare un settore tradizionalmente ad alta intensità di carbonio, riducendo in modo significativo l’impatto ambientale del processo produttivo.

L’accordo formalizza un rapporto già consolidato, che ha visto Cdp Venture Capital e la stessa Fassa Bortolo investire 7 milioni di euro in Limenet, portando la raccolta totale della startup a 9,5 milioni. Il problema al centro del progetto è l’elevata emissione di anidride carbonica legata alla produzione di calce, un componente essenziale per l’edilizia.

Il processo di calcinazione, che trasforma il calcare in calce, avviene a temperature altissime, tra i 1.500 e i 1.800 gradi Celsius. La CO₂ viene generata da due fonti distinte: la reazione chimica di decomposizione della roccia e l’uso di combustibili fossili, come il metano, per alimentare i forni tradizionali.

Secondo i dati forniti dalle aziende, la produzione di una tonnellata di calce con metodi convenzionali genera circa 1,066 tonnellate di CO₂. Di queste, 0,79 tonnellate derivano dalla reazione chimica, un’emissione considerata inevitabile, mentre le restanti 0,28 tonnellate sono il risultato diretto della combustione del metano.

L’innovazione del forno elettrico interverrà proprio su quest’ultima componente. Sostituendo il metano con l’energia elettrica, idealmente proveniente da fonti rinnovabili, sarà possibile azzerare quasi completamente le emissioni legate all’alimentazione del forno. Questo si tradurrà in una riduzione complessiva delle emissioni di circa il 22%.

Il piano prevede di realizzare entro i prossimi due anni un impianto di scala commerciale con una potenza di circa 10 megawatt, capace di produrre calce di alta qualità con un profilo ambientale decisamente più sostenibile.

Il passo successivo nella decarbonizzazione del settore potrebbe essere l’integrazione di tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO₂ residua, quella derivante dalla reazione chimica. Limenet ha già sviluppato un impianto pilota ad Augusta nel 2024 per un processo simile.

In quell’impianto, l’anidride carbonica catturata viene trasformata in bicarbonati di calcio stabili e immagazzinata in modo permanente nell’acqua di mare. Curiosamente, la calce stessa è un reagente chiave in questo processo di mineralizzazione, creando un potenziale circolo virtuoso tra i due progetti.

Nonostante le prospettive tecnologiche, rimane un ostacolo di natura economica. Attualmente, le tecnologie per la rimozione e lo stoccaggio del carbonio sono ancora molto costose, superando il prezzo dei crediti di emissione (ETS) che le aziende del settore sono obbligate ad acquistare per compensare la propria impronta carbonica.

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