L’immagine di Cristian Chivu con il suo caschetto protettivo è diventata un’icona del calcio italiano. L’oggetto, che ha caratterizzato l’ultima parte della carriera del difensore rumeno, è tornato protagonista durante i festeggiamenti dell’Inter per la vittoria del doblete, riapparendo sul pullman scoperto della squadra.
Il caschetto è stato un compagno inseparabile per Chivu dal 2010 fino al suo ritiro, in seguito a una frattura del cranio riportata in uno scontro di gioco con Sergio Pellissier. Questo presidio medico gli ha permesso di continuare a giocare ad alti livelli, proteggendo la zona dell’infortunio e rendendolo immediatamente riconoscibile in campo.
Ma come è fatto questo dispositivo? A svelarne i segreti è Stefano Duchini, fondatore di Ortholabsport, azienda specializzata in ortesi sportive. La struttura esterna è realizzata in carbonio, un materiale leggero e resistente, mentre l’interno è rivestito con uno specifico materiale antivibrazioni che ha il compito di assorbire gli urti e le sollecitazioni.
Ogni caschetto è un pezzo unico, prodotto su misura seguendo la morfologia del cranio dell’atleta. Nelle aree di scarico, e in particolare nella zona principale dell’infortunio, vengono inseriti ulteriori materiali antishock per massimizzare la protezione. La base di partenza è un casco da rugby, che viene poi modificato e personalizzato a seconda delle esigenze specifiche.
In alcuni casi, per infortuni meno gravi come tagli o per proteggere da colpi di testa, possono essere sufficienti fasce protettive che coprono solo le zone frontali e occipitali. Per Chivu, data l’entità della lesione, si è reso necessario un caschetto integrale. Una personalizzazione fondamentale per un calciatore è stata l’apertura in corrispondenza delle orecchie.
Duchini ha spiegato che, a differenza dei rugbisti, per i calciatori è cruciale avere l’udito libero per comunicare con i compagni e percepire i suoni del gioco. Questa modifica non compromette la tenuta e la sicurezza del casco. Per quanto riguarda la produzione, dopo la fase di progettazione sono necessari circa tre giorni per realizzare il dispositivo, con la possibilità per l’atleta di scegliere il tipo di chiusura.
Prima di essere utilizzato, ogni casco viene testato secondo gli standard impiegati per gli sport ad alto impatto, come rugby e sci. Tuttavia, il passaggio decisivo è l’approvazione medica. Come avvenne per Chivu, è indispensabile il benestare del chirurgo che ha eseguito l’operazione.
Una volta ricevuto l’ok del medico, si procede con la realizzazione. Dal momento in cui lo indossa per la prima volta, il calciatore può tornare a giocare normalmente e in totale sicurezza, compreso colpire il pallone di testa. Il caschetto garantisce così un ritorno immediato a una piena normalità agonistica.





