L’associazione Marevivo ha inaugurato a Roma, presso lo Scalo de Pinedo sul Tevere, il suo nuovo “Floating Hub”. La struttura galleggiante sostituisce la storica sede affondata nel 2010 a causa di una secca del fiume, segnando un momento di rinascita e un importante intervento di riqualificazione urbana.
L’intero progetto è nato da un’imponente opera di bonifica ambientale. Prima di avviare la costruzione, sono state rimosse circa 60 tonnellate di rifiuti dal fondale e dalle sponde del Tevere. Operatori tecnici subacquei, con l’ausilio di una gru, hanno recuperato materiali di ogni tipo, tra cui biciclette, transenne, rottami metallici e plastica, restituendo dignità a un tratto del fiume.
Il nuovo hub è stato concepito all’insegna della sostenibilità. Sviluppato su due livelli, è stato realizzato con materiali ecologici, come legno proveniente da foreste certificate e lana di pecora per la coibentazione. La struttura è completamente autonoma dal punto di vista energetico, grazie a un impianto di pannelli fotovoltaici che alimenta non solo gli uffici ma mira anche a creare una comunità energetica con le altre imbarcazioni vicine.
Il piano inferiore ospita la direzione e gli uffici operativi di Marevivo, mentre il piano superiore è dedicato al Centro della Biodiversità Fluviale e Urbana. Questo spazio innovativo è un luogo di incontro tra ricerca scientifica, educazione ambientale e partecipazione civica, dotato di strumenti digitali, laboratori e microscopi per studenti e cittadini.
Il centro è diventato un nodo del “Biodiversity Gateway”, una rete nazionale coordinata dal CNR nell’ambito del National Biodiversity Future Center, un’iniziativa finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Questo recupero si è dimostrato qualcosa di straordinario”, ha dichiarato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. “Abbiamo ricostruito la nostra casa in modo sostenibile e creato un polo per la ricerca e la formazione”.
All’inaugurazione ha partecipato anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha sottolineato l’importanza di rendere la ricerca accessibile a tutti. Un esempio concreto della visione del progetto è il tender elettrico in dotazione all’hub, che si ricarica con l’energia solare, a dimostrazione che le alternative sostenibili sono già una realtà.
L’intervento ha generato ulteriori sinergie positive per l’area. Grazie ai fondi per il Giubileo, il Comune ha restaurato i 700 metri di banchina adiacenti, trasformando una zona degradata in un’oasi naturalistica. Sono nate anche collaborazioni con il vicino Museo Explora, per la condivisione di infrastrutture, e con l’associazione Piùblu, per la pulizia di altri tratti del fiume e la piantumazione di specie autoctone.
Anche i dettagli simbolici raccontano questo impegno, come il foulard dell’associazione, realizzato in filato di ortica e tinto con essenze naturali. “Bisogna prendersi cura di quello che abbiamo”, ha concluso la presidente Giugni, “passando dalle parole ai fatti”.














