Rudi Voeller, direttore delle nazionali tedesche, ha condiviso le sue aspettative in vista del Mondiale. Voeller, che da giocatore ha vinto il titolo nel 1990 e da ct è arrivato in finale nel 2002, si aspetta una competizione impegnativa. “Sarà un torneo duro, una nuova avventura per tutti con un turno in più, il clima e gli spostamenti. Bisogna adattarsi”, ha spiegato.
La Germania arriva all’appuntamento con l’obiettivo di andare il più lontano possibile. “Vogliamo essere quella nazionale difficile da battere”, ha affermato, ricordando il percorso di qualificazione: dopo una sconfitta iniziale, la squadra ha ottenuto nove vittorie consecutive. Il primo passo è fondamentale: l’obiettivo è vincere il girone, pur con avversari come Costa d’Avorio ed Ecuador.
Il focus si è poi spostato sui singoli, in particolare su Florian Wirtz e Jamal Musiala, reduci da stagioni complesse. Voeller ha mostrato grande fiducia nel loro recupero. “Potranno recuperare tutto il loro valore, perché ne hanno tanto”, ha dichiarato. Per Wirtz, il primo anno al Liverpool è servito per adattarsi a un calcio più atletico. Per Musiala, reduce da un grave infortunio, il tempo sarà cruciale: “Si allena bene, può tornare quello di prima”.
La forza offensiva tedesca non si limita però ai due giovani. “Avete visto anche in finale di Champions League cosa ha fatto Kai Havertz?”, ha sottolineato Voeller, definendolo un giocatore nel pieno della maturità e fondamentale per lo spirito del gruppo. Un commento anche su Nick Woltemade, a cui viene accostato per somiglianza fisica: “È un bravo ragazzo, anche lui conterà molto per noi”.
Un capitolo importante riguarda il ritorno in porta di Manuel Neuer. “Anche se si era ritirato, era sempre stato in contatto con Nagelsmann. L’esperienza e la presenza in campo di Manuel erano troppo importanti per noi. Niente lo scompone”, ha detto Voeller, riconoscendo comunque il valore del secondo portiere Oliver Baumann.
Voeller ha infine espresso un sincero dispiacere per la mancata qualificazione dell’Italia, un’assenza che a suo dire ha una causa precisa. “La mia non è retorica. Gli azzurri hanno pagato l’espulsione di Bastoni. Giocare in dieci nel calcio di oggi è difficile, specialmente con questo caldo e questi ritmi. Senza quell’errore, l’Italia sarebbe qui”, ha affermato.
L’intervista si è conclusa con un aneddoto sul Mondiale americano del 1994, quando il debutto della Germania coincise con il celebre inseguimento televisivo di O.J. Simpson, e con una nota di cautela: “Non sempre le favorite degli esperti sono quelle che vincono”.















