Italia: boom del vino analcolico, cos’è e come si fa

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Vino dealcolato
Vino dealcolato

Il mercato del vino dealcolato è in piena espansione e le stime prevedono che potrebbe triplicare il suo valore nel prossimo decennio. Questa crescita è stata trainata da una maggiore attenzione verso uno stile di vita salutare, confermata dalle proprietà intrinseche di questa bevanda.

Un calice di prodotto dealcolato contiene tra le 20 e le 25 calorie, un valore notevolmente inferiore rispetto alle 90-130 di un vino tradizionale. Nonostante l’assenza di etanolo, una sostanza considerata tossica per l’organismo, questa alternativa riesce a conservare una buona parte dei polifenoli, noti per le loro proprietà antiossidanti.

La produzione e la commercializzazione nell’Unione Europea sono state regolamentate dalla Direttiva 2021/2117. Il processo parte sempre da un vino “vero”, dal quale l’alcol viene successivamente rimosso attraverso specifiche tecniche.

Il metodo più diffuso ed economico è l’evaporazione sottovuoto. L’alcol viene fatto evaporare a una temperatura molto bassa, circa 30°C, preservando così gli aromi e le altre componenti del vino. Un’altra tecnica, più costosa e introdotta negli anni Ottanta, è l’osmosi inversa, che utilizza una membrana di nanofiltrazione per separare e conservare i composti aromatici prima di reintrodurli a processo finito. Più recente è la colonna a coni rotanti, che sfrutta la forza centrifuga per separare l’alcol.

La caratteristica principale di un vino senza alcol è una concentrazione alcolica inferiore allo 0,5%. Sebbene l’obiettivo sia mantenere il profilo organolettico originale, la bevanda risulta generalmente più leggera e fresca al palato, poiché l’alcol contribuisce a dare corpo e rotondità.

I vantaggi sono evidenti. L’assenza di etanolo lo rende adatto a chi deve evitare l’alcol per motivi di salute, come le donne in gravidanza, o a chi deve mettersi alla guida. Il basso apporto calorico è un altro punto di forza, insieme al mantenimento di antiossidanti come il resveratrolo.

Tuttavia, esistono anche degli svantaggi. Bisogna prestare attenzione all’alto contenuto di zuccheri, spesso aggiunti per migliorare il sapore. In alcuni casi, inoltre, il contenuto di alcol, seppur minimo, non è nullo e potrebbe rappresentare un rischio per alcune persone particolarmente sensibili.

Un aspetto cruciale riguarda il consumo da parte dei più giovani. Offrire vino dealcolato a bambini e adolescenti è un grave errore educativo, poiché si rischia di normalizzare un comportamento che potrebbe portare in futuro al consumo di bevande alcoliche vere e proprie. Infine, questi prodotti non possono ottenere classificazioni come Doc o Docg.

Il vino dealcolato è versatile: si può gustare come aperitivo, abbinare ai pasti o usare in cucina per risotti, salse e marinature. È anche un’ottima base per cocktail analcolici. Si può trovare online, in enoteche, cantine e in alcuni supermercati. In Italia, dalle colline del Monferrato, è nato anche il primo spumante “alcol free”. Il prezzo di una bottiglia da 750 ml si attesta tra i 10 e i 15 euro.

Per la conservazione, è bene tenerlo in un luogo fresco e buio, a temperatura costante. A causa dell’assenza di alcol, è più sensibile al deterioramento e la sua durata va dai 6 ai 12 mesi.

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