Riforma caccia, ambientalisti chiedono le dimissioni

48
Riforma caccia
Riforma caccia

Le principali associazioni animaliste e ambientaliste italiane hanno chiesto le dimissioni del Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. La richiesta è arrivata in concomitanza con l’avvio della discussione in Senato del Disegno di Legge 1552, una riforma sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione dell’attività venatoria che ha sollevato forti contestazioni.

Secondo le associazioni, il Ddl rappresenta “il più grave attacco agli animali e alla natura della storia recente”, destinato a causare danni irreparabili alla biodiversità, caos gestionale e nuove procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea. Al centro delle accuse c’è l’atteggiamento del ministro, definito di “totale inazione e anzi appoggio” verso la proposta di legge.

Il ministro Pichetto Fratin non solo avrebbe omesso di esercitare la sua funzione di massima autorità nazionale per la protezione ambientale, ma avrebbe attivamente sostenuto la riforma. Gli attivisti lo accusano inoltre di un atto gravissimo: aver tentato di occultare una lettera di contestazione inviata dalla Commissione Europea riguardo alla riforma e, una volta scoperta, di averne sminuito il significato. Tale comportamento, secondo le associazioni, viola il giuramento prestato sulla Costituzione e prefigura un danno concreto per il Paese.

Il Disegno di Legge 1552 è descritto come un concentrato di misure distruttive. Tra i punti più critici sollevati figurano l’introduzione della caccia durante il periodo di migrazione pre-riproduttiva degli uccelli, un momento biologicamente delicatissimo e protetto. La riforma prevede inoltre la soppressione dei pareri scientifici vincolanti dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), di fatto indebolendo il fondamento scientifico delle decisioni in materia di gestione faunistica.

Altre misure contestate includono l’apertura illimitata della caccia nelle aziende faunistico-venatorie e la sua estensione in aree finora interdette, come parchi, demanio pubblico e persino spiagge. La riforma, inoltre, rilancerebbe la pratica dei richiami vivi, esche animali già oggetto di una procedura di infrazione europea contro l’Italia per la loro crudeltà e il loro impatto sulla conservazione.

Le associazioni sottolineano come queste modifiche andrebbero a esclusivo vantaggio dei cacciatori, definiti “una risicata minoranza di cittadini”. Citano sondaggi secondo cui l’80% degli italiani si dichiara contrario all’attività venatoria, eppure questa minoranza starebbe imponendo il proprio passatempo a discapito del patrimonio naturale nazionale e del sentire comune.

L’appello finale è perentorio: il ministro deve invertire immediatamente la rotta e chiedere al Governo di fermare una riforma ritenuta “priva di ogni base giuridica e scientifica”. Se non lo farà, le associazioni sostengono che Pichetto Fratin dovrebbe prendere atto della sua inadeguatezza al ruolo e rassegnare le dimissioni, come unico atto possibile per “restituire dignità al suo Ministero”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome