TUTTI I NOMI. Lottizzazione abusiva da 30 milioni: sigilli a 162 immobili e 15 indagati a Teverola

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Gennaro Pitocchi, Alessandro Pisani e Gabriele Costanzo
Gennaro Pitocchi, Alessandro Pisani e Gabriele Costanzo

TEVEROLA – Centosessantadue unità immobiliari, tra fabbricati già costruiti e strutture ancora in corso di realizzazione, sono finite sotto sequestro preventivo a Teverola, nel comparto sud-est, in località Madama Vincenza. Il provvedimento, eseguito ieri dai carabinieri di Aversa, rientra in un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord, guidata da Domenico Airoma. Il valore complessivo degli immobili sequestrati è stimato in circa 30 milioni di euro.

L’inchiesta riguarda una presunta lottizzazione abusiva che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe interessato un’area di 20.421 metri quadrati, originariamente sostanzialmente inedificata e non urbanizzata. Per la Procura, quell’area sarebbe stata frazionata in otto lotti distinti e poi trasformata attraverso la realizzazione di fabbricati residenziali, strade e sottoservizi di rete: pubblica illuminazione, energia elettrica, rete idrica, rete fognaria e opere collegate. Il sequestro è stato disposto dal gip Dario Bernino nell’ambito di un procedimento per lottizzazione abusiva.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la lottizzazione sarebbe stata ‘mista’: materiale, perché realizzata attraverso gli interventi edilizi e le opere di urbanizzazione; negoziale, perché le particelle di terreno, inizialmente riconducibili a un unico proprietario, sarebbero state frazionate e poi cedute a terzi per consentire la costruzione degli immobili. Al centro degli accertamenti ci sono diversi permessi di costruire rilasciati tra il 2021 e il 2023 per lotti ricadenti nel comparto sud-est di Madama Vincenza.

Sono 15 le persone finite sotto inchiesta: Gennaro Pitocchi, 67enne di Aversa; Cristina Morra, 35enne, Salvatore Lusini, 35enne, Beniamino De Floris, 75enne, Maria Letizia Corvino, 39enne, Pasquale Schiavone, 56enne, e Leandro Badile, 31enne, tutti di Teverola; Angelo Morra, 68enne, Davide Vargas, 69enne di Aversa, già assessore a Trentola Ducenta, Alessandro Pisani, 36enne, e Luigi Franzese, 63enne, tutti di Aversa; Carmela Oliva, 51enne di Cesa; Nicola Grassia, 44enne domiciliato a Trentola Ducenta; Gabriele Costanzo, 56enne di Trentola Ducenta; Michele Braco, 62enne di Lusciano.

Alcuni sono finiti sotto inchiesta per il ruolo pubblico o tecnico che, secondo la Procura, avrebbero avuto nel rilascio e nella formazione dei titoli edilizi; altri per la qualità di proprietari, beneficiari dei permessi, rappresentanti delle società coinvolte o ditte esecutrici. Vargas e Pisani vengono indicati nella contestazione come responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Teverola. Pitocchi, Cristina Morra e Lusini sono richiamati come tecnici di parte e direttori dei lavori. Pasquale Schiavone viene indicato come proprietario delle particelle di terreno da cui sarebbero derivati i vari lotti.

Per gli altri indagati il decreto richiama, a seconda dei casi, il legame con le società e con i permessi di costruire. Angelo Morra è indicato come legale rappresentante della Delfi srl; Leandro Badile della Liburia Costruzioni srl; Michele Braco dell’Immobiliare Domini srl; Luigi Franzese della TF Costruzioni srl. Carmela Oliva è indicata come legale rappresentante della Edil Costruzioni srl, mentre Nicola Grassia compare quale legale rappresentante della Edil Grassia società cooperativa, ditta esecutrice in relazione ad alcuni interventi. Gabriele Costanzo, ex assessore di Trentola Ducenta e recentemente eletto consigliere comunale, compare nell’inchiesta non per il ruolo politico-amministrativo, ma quale legale rappresentante della Gama srl, indicata come ditta esecutrice. Beniamino De Floris e Maria Letizia Corvino figurano come legali rappresentanti della DF Costruzioni srl, ditta esecutrice per altri permessi.

Secondo la Procura, i permessi rilasciati tra il 2021 e il 2023 avrebbero consentito la costruzione di fabbricati residenziali con volumi superiori a quelli ritenuti legittimi, anche attraverso il ricorso al bonus volumetrico previsto dalla legge regionale del 2009. Un meccanismo che, nella lettura degli inquirenti, sarebbe stato applicato in modo non conforme su edifici già esistenti, producendo aumenti di cubatura per centinaia di metri cubi.

Altro punto centrale riguarda i sottotetti. Nei progetti, sostiene l’accusa, quegli spazi sarebbero stati indicati come accessori e non abitativi. Per la Procura, però, avrebbero inciso sulla reale consistenza degli immobili, contribuendo a trasformare i fabbricati in edifici con più unità abitative rispetto a quanto consentito. Non semplici vani tecnici o accessori, dunque, ma superfici ritenute rilevanti nel disegno complessivo della lottizzazione.

Gli inquirenti contestano anche il riferimento, nei progetti, a una versione del regolamento edilizio comunale considerata ormai superata, perché sostituita da quella approvata dal consiglio comunale nel 2017. Un altro profilo riguarda la vicinanza alla linea ferroviaria Caserta-Villa Literno: per alcuni interventi, secondo il decreto, non sarebbe stato richiesto il parere preventivo previsto per le opere ricadenti nella fascia di rispetto di 30 metri dai binari.

La misura arriva dopo una precedente fase del procedimento in cui era stata ipotizzata anche la corruzione con riferimento al rilascio dei permessi di costruire. Il Riesame aveva annullato il sequestro legato a quel profilo, senza pronunciarsi sull’abuso edilizio. La Procura ha quindi disposto nuovi approfondimenti tecnici, affidati anche a un consulente, per accertare lo stato dei luoghi e la consistenza delle opere. Da quegli accertamenti, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe emersa la realizzazione di ulteriori complessi immobiliari nella stessa area e la necessità di una valutazione complessiva dell’intervento urbanistico.

Per il gip, sulla base della richiesta dei pubblici ministeri, sussisterebbero i presupposti per il sequestro preventivo degli immobili costruiti e in corso di costruzione. Il provvedimento resta una misura cautelare adottata nella fase delle indagini preliminari: gli indagati potranno proporre impugnazione e sono da considerare presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Maurizio Abbate, Domenico Cesaro, Mario Griffo e Pasquale Iannettone.

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