Da Iovine a Martinelli, l’ombra di Diana sull’affare milionario delle frodi fiscali

Il nome di Marruzziello emerge nell’inchiesta per il legame con Cristiano, ritenuto dai finanzieri tra i promotori del ‘sistema’

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Diana e Martinelli
Massimo Diana alias 'Marruzziello' ed Emilio Martinelli, note come 'o barone

CASAL DI PRINCIPE – A volte ritornano. Dopo anni trascorsi in carcere, figure che sembravano consegnate al passato della mafia che fu riaffiorano nelle indagini, trascinate da legami, alleanze e interessi che il tempo non ha spezzato.

L’ombra di Marruzziello

È ancora presto per stabilire se sia questo il caso di Massimo Diana, detto Marruzziello, di San Cipriano d’Aversa. Il suo nome, però, emerge nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle frodi legate ai bonus edilizi e sul riciclaggio dei proventi. Un nome sul quale si concentra l’attenzione della guardia di finanza per la vicinanza a Franco Cristiano, di Casal di Principe, uno dei presunti protagonisti del sistema di truffe.

Diana – chiariamolo – non è tra i sette indagati destinatari del recente sequestro preventivo da oltre 21 milioni di euro disposto dal gip Alessandra Cesare. La sua figura compare tuttavia nelle carte raccolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle di Napoli, coordinato dal pubblico ministero Giuseppe Visone, e contribuisce a delineare il contesto criminale nel quale, secondo l’accusa, si sarebbe mosso proprio Cristiano.

Da Iovine a Martinelli

Massimo Diana viene indicato come uno storico esponente del gruppo un tempo guidato da Antonio Iovine, detto ’o Ninno. Francesco Barbato, conosciuto come Ciccio ‘o sbirro, già appartenente alla fazione Schiavone e oggi collaboratore di giustizia, lo ha descritto come vicino a Iovine e legato da una storica amicizia proprio a Cristiano. Di lui ha parlato anche Vincenzo D’Angelo, detto Biscottino, genero del boss Francesco Bidognetti, secondo il quale Diana si sarebbe più recentemente avvicinato a Emilio Martinelli ‘o barone, – figlio dello storico boss Enrico e a sua volta esponente della mala sanciprianese, attualmente detenuto per mafia – diventandone un uomo di fiducia.

Il debito di riconoscenza

È soprattutto dalle intercettazioni, però, che emerge la profondità del legame tra Marruzziello e Franco Cristiano. Un rapporto che, stando al racconto dello stesso Cristiano, affonderebbe le radici in una rapina commessa all’interno di una bisca gestita dal clan a Frignano.
Dopo quell’episodio, alcuni affiliati avrebbero prospettato di uccidere Cristiano. A proteggerlo sarebbe intervenuto Diana, assumendosi la responsabilità dell’azione e pronunciando una frase che, secondo gli investigatori, chiarisce la natura del rapporto: “Franchino non si tocca, l’ho mandato io”.

Da quel momento Cristiano avrebbe maturato nei confronti di Diana un profondo debito di riconoscenza. Parlando con la compagna, avrebbe spiegato che, da quando l’amico era stato arrestato, non gli aveva mai fatto mancare nulla in carcere, proprio per ricambiare quanto aveva fatto per lui.

Il viaggio a Saluzzo

Nell’ottobre del 2021, mentre Diana era detenuto nel carcere di Saluzzo, Cristiano incontrò Crescenzo Diana, estraneo all’inchiesta e fratello di Massimo. In quell’occasione avrebbe appreso che il detenuto desiderava essere prelevato all’uscita dal penitenziario, prevista per il 21 o il 22 dicembre, con “una bella macchina”. Cristiano si sarebbe mostrato subito disponibile, annunciando che avrebbe utilizzato una Bmw X6 acquistata in Germania e prossima alla consegna.

L’impegno venne rispettato. Il 20 dicembre Cristiano comunicò che il giorno successivo sarebbe partito insieme a due persone dell’Agro aversano e a Crescenzo Diana per raggiungere il penitenziario. Dopo la scarcerazione raccontò di essersi commosso nel rivedere Massimo libero e di essersi fermato con lui e con gli altri per un aperitivo.

Il viaggio di ritorno venne documentato anche da un controllo della polizia stradale. Il 22 dicembre 2021, lungo l’autostrada A1, all’altezza di Gallicano nel Lazio, gli agenti fermarono una Bmw X6 con targa tedesca. A bordo furono identificati Franco Cristiano, Massimo e Crescenzo Diana e le altre due persone.

Il sostegno sarebbe proseguito nei giorni successivi. Da una conversazione del 23 dicembre emerge che Cristiano avrebbe accompagnato Pietro Apicella (estraneo all’inchiesta) detto La Roccia, a fare visita a Diana, consigliandogli di consegnargli 500 euro e di restare a disposizione nel caso fosse stato necessario portargli altro denaro.

Pochi giorni dopo, il 3 gennaio 2022, Cristiano, parlando con un altro uomo, avrebbe definito Massimo Diana una delle figure di maggiore peso del clan dei Casalesi dopo Antonio Iovine. Avrebbe inoltre osservato che era stato fortunato ad avere riportato “soltanto 26 anni di carcere”. Per gli investigatori, quelle parole testimonierebbero non solo la considerazione personale nutrita nei confronti dell’amico, ma anche la consapevolezza del suo ruolo negli equilibri criminali.

Il sistema dei crediti fittizi

È su questo sfondo che si inserisce l’inchiesta sulle frodi fiscali. Secondo l’accusa, Cristiano avrebbe collaborato inizialmente con Massimo Bianco e Salvatore Diana, detto Zecchinetta, nella movimentazione del denaro ottenuto attraverso crediti d’imposta inesistenti. Dal settembre del 2021, pur mantenendo Bianco e Salvatore Diana la direzione strategica degli affari, a Cristiano sarebbe stata affidata la gestione operativa del gruppo. In particolare, avrebbe curato la cessione a Poste Italiane di crediti fittizi per circa 15 milioni di euro, nella disponibilità di società ritenute riconducibili al sistema delle frodi. Secondo la Dda, questo passaggio contribuisce a illuminare il possibile collegamento tra il circuito economico-finanziario e gli ambienti del clan.

Il meccanismo ricostruito dagli investigatori si sarebbe basato sull’utilizzo di società e ditte individuali intestate a prestanome. Questi ultimi avrebbero consegnato le proprie credenziali Spid, permettendo agli organizzatori di accedere al portale dell’Agenzia delle Entrate, presentare le pratiche e gestire i cassetti fiscali. I crediti inesistenti sarebbero stati poi ceduti a terzi e trasformati in denaro.
Le somme sarebbero transitate attraverso conti italiani ed esteri, anche mediante società di diritto ungherese e rapporti bancari aperti in Belgio e in Cina. Parte del denaro sarebbe rientrata attraverso sistemi informali di compensazione finanziaria, rendendo più difficile la ricostruzione dei flussi.

Oltre a Cristiano, sono indagati Massimo Bianco, Salvatore Diana, Antonio Di Tella, Carmine Elmo, Antonio Piazza e Alfredo Temperato. Le accuse, formulate a vario titolo, sono associazione per delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante, per alcuni, della finalità di agevolare la fazione Schiavone. Piazza risponde di un singolo episodio di riciclaggio collegato a una presunta truffa da 500mila euro.

Il sequestro

L’inchiesta delle fiamme gialle non ha determinato l’applicazione di misure cautelari personali, richieste dalla Dda ma respinte dal gip. Ha però portato a un ampio sequestro di beni. I sigilli hanno colpito dieci immobili tra Trentola Ducenta e Castel Volturno, un’imbarcazione lunga quasi dieci metri, due automobili, un motoveicolo e crediti d’imposta ancora presenti nei cassetti fiscali delle società coinvolte. Il valore complessivo dei beni sottoposti a vincolo ammonta a 21 milioni 86mila 860 euro.

Massimo Diana resta estraneo al gruppo dei sette indagati raggiunti dal provvedimento. La sua presenza negli atti, tuttavia, restituisce il quadro di un rapporto di fiducia con Franco Cristiano maturato negli ambienti criminali, consolidato durante la detenzione e riaffermato al momento della scarcerazione. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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