Ilie Năstase, leggenda del tennis e primo numero uno nella storia del ranking ATP computerizzato, ha compiuto ottant’anni. L’ex campione rumeno ha festeggiato il traguardo riflettendo su una carriera vissuta all’insegna della libertà e del divertimento, che lo ha consacrato come icona.
Ha ricordato con orgoglio il suo primato del 1973, sottolineando come non fosse un obiettivo ossessivo. “Ho sempre giocato per divertirmi”, ha spiegato Năstase, aggiungendo di non avere rimpianti e di considerare la vittoria di un torneo più importante della posizione in classifica.
Passando all’attualità, Năstase ha espresso grande ammirazione per Jannik Sinner. “In questo momento è il migliore”, ha affermato, elogiando in particolare la sua straordinaria solidità mentale e i notevoli miglioramenti al servizio, che lo hanno reso un “battitore fenomenale”.
L’ex tennista ha parlato anche di Carlos Alcaraz, definendosi “innamorato” del suo stile e soprattutto del suo atteggiamento positivo. “Mi piace perché ha sempre il sorriso sulle labbra. È l’esempio più bello di cosa voglia dire amare il proprio sport”, ha commentato, evidenziando l’importanza della passione per raggiungere i vertici.
Nel corso dell’intervista, Năstase ha toccato anche temi personali. Ha ricordato le tre finali di Coppa Davis perse con la Romania contro gli Stati Uniti, sottolineando la disparità di forze in campo. “La Romania eravamo io e Tiriac. E basta”, ha detto, rievocando anche le discussioni con il suo storico compagno.
Ha poi sostenuto le recenti rivendicazioni economiche dei giocatori contro gli Slam. Secondo Năstase, è giusto che gli atleti, protagonisti dello show, ricevano un riconoscimento economico maggiore, dato il crescente business che ruota attorno al tennis. Ha scherzato sul fatto che, se ai suoi tempi fossero circolati così tanti soldi, li avrebbe “spesi tutti in multe”.
Tra gli aneddoti, ha menzionato i suoi doppi giocati con Jimmy Connors, spesso senza allenamenti comuni, e il suo rapporto speciale con l’Italia. “Quando giocavo a Roma contro un italiano mi tiravano i panini, ma io li raccoglievo e li mangiavo”, ha raccontato.
In conclusione, Năstase ha auspicato un tennis in cui i giocatori possano esprimersi con maggiore libertà, proprio come faceva lui. Un approccio che lo ha reso un artista del campo, apprezzato per il suo talento e la sua personalità unica, un “tennista libero” che ha segnato un’epoca.




