Attentato a Ranucci, arrestato Valter Lavitola

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Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola fotografati in un ristorante
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola fotografati in un ristorante

Roma, 10 ago. (LaPresse) – Valter Lavitola è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di essere il presunto mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Lavitola è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare, firmata dalla Gip del tribunale di Roma, Iole Moricca, nell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla villetta di Ranucci, a Pomezia.

Per gli investigatori, Lavitola avrebbe commissionato l’azione ai quattro già arrestati come esecutori materiali. L’ipotesi accusatoria comprende i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con modalità di tipo mafioso e aggravati dal numero di sodali superiore a cinque. Lavitola aveva respinto le accuse, sostenendo di non essere il mandante.

I fatti dello scorso 24 luglio, il Riesame conferma accuse e misura cautelare per gli esecutori materiali

di Emilio Orlando e Giusi Brega

Roma, 24 lug. (LaPresse) – Il Tribunale del Riesame ha confermato non solo la custodia cautelare in carcere, ma anche la contestazione del metodo mafioso nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia il 16 ottobre 2025.

“C’è stupore per la decisione del Riesame: ci aspettavamo che almeno la contestazione del metodo mafioso potesse cadere”. Con queste parole gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri hanno commentato l’ordinanza con cui il collegio ha respinto le richieste della difesa, confermando integralmente l’impianto cautelare. Restano così in carcere Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis, mentre Valter Lavitola risulta allo stato [il 24 luglio scorso, ndr] soltanto indagato e non destinatario di alcuna misura cautelare.

Per i difensori la decisione rappresenta un esito inatteso, soprattutto sul fronte della contestazione dell’aggravante mafiosa, che ritenevano potesse essere esclusa dal Riesame. “Abbiamo appreso con perplessità, quindi c’è stupore da parte nostra, sembrava un motivo che potesse effettivamente reggere, questo anche per quanto concerne un affievolimento come dire fisiologico dell’esigenza cautelare che comunque non c’è stato. Evidentemente il riconoscimento appunto del 416 bis (comma 1 – ndr) ha in un certo qual modo travolto tutto e quindi ecco la conferma. Attendiamo ovviamente i motivi per le determinazioni del caso”.

I due penalisti hanno già annunciato il prossimo passo della difesa. Il Tribunale del Riesame si è riservato infatti 45 giorni per il deposito delle motivazioni, che saranno esaminate prima dell’eventuale impugnazione davanti alla Corte di Cassazione. “Leggeremo le motivazioni e quasi sicuramente faremo ricorso per Cassazione. Questo allunga un po’ i tempi, valuteremo poi eventuali istanze in questo lasso di tempo che passerà tra la motivazione e il ricorso”, hanno spiegato gli avvocati. Sulla posizione del presunto mandante dell’agguato, invece, i legali preferiscono non esprimersi.

“Anche a noi interessano i quattro che sono in misura cautelare, per quanto riguarda il presunto mandante aspettiamo gli sviluppi delle indagini”. La decisione del Riesame rafforza, almeno nella fase delle indagini preliminari, l’impianto accusatorio della Procura. Le motivazioni dell’ordinanza e il successivo giudizio della Cassazione saranno i prossimi passaggi nell’inchiesta che è ancora in corso e sulla quale investigatori e inquirenti mantengono il più stretto riserbo.

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