Massimo Moratti, presidente che ha legato indissolubilmente il suo nome alla storia dell’Inter e all’indimenticabile conquista del Triplete, è tornato a commentare le vicende del club nerazzurro. In una lunga e approfondita intervista, l’ex patron ha offerto spunti di riflessione sull’attuale assetto societario, elogiando la dirigenza e svelando alcuni retroscena significativi che riguardano figure chiave del recente passato e del presente. Le sue dichiarazioni hanno tracciato un ponte tra l’era della sua gestione familiare e quella attuale, caratterizzata da una struttura manageriale di altissimo profilo.
Al centro del suo discorso si è subito posta la figura di Giuseppe Marotta, attuale presidente del club. Moratti non ha usato mezzi termini per definirlo un “grande professionista”, riconoscendogli meriti indiscutibili nella costruzione della squadra vincente degli ultimi anni. Sulla questione del “tifo”, l’ex presidente ha risposto con pragmatismo ed eleganza: “Solo Marotta sa se è diventato interista, ma questo non è il punto. L’importante è la sua dedizione e la sua competenza, e da interisti non possiamo che essere contenti del suo operato”. Questa valutazione sottolinea un cambio di paradigma nel calcio moderno, dove la professionalità e i risultati prevalgono sulle appartenenze storiche.
Proprio questo commento ha spinto Moratti a un breve ma significativo tuffo nel passato, ricordando il calcio dei proprietari italiani. “Era un mondo diverso”, ha spiegato. “Ci si faceva i dispetti, nessuno voleva fare la figura del fesso, e la parola data aveva un valore enorme. Era un calcio più passionale, forse, ma anche molto divertente”. Un’epoca di rivalità accese ma anche di grande rispetto, un modello di gestione che oggi appare lontano di fronte alle logiche dei fondi internazionali.
L’intervista ha poi portato alla luce un retroscena inedito riguardante l’addio di Piero Ausilio, per anni direttore sportivo del club, anche sotto la presidenza Moratti. L’ex patron ha rivelato di aver avuto contatti diretti con il dirigente nei giorni del suo commiato. “L’ho sentito sia il giorno dell’addio che quello dopo”, ha confidato Moratti. La ragione della separazione, ha spiegato, è stata legata alla durata del rinnovo contrattuale proposto dalla società.
Secondo il racconto, ad Ausilio è stato offerto un prolungamento di un solo anno, una proposta che il direttore sportivo non ha ritenuto sufficiente per proseguire il suo lavoro con la necessaria visione a lungo termine. “Non gli bastava un solo anno di contratto, si aspettava una proposta più lunga”, ha precisato Moratti. Nonostante la delusione, la separazione si è consumata senza attriti. “È stato un vero signore, andando via senza nessuna rivalsa né polemica”. Un comportamento che Moratti ha evidentemente apprezzato, sottolineando l’eleganza e lo stile di un dirigente a cui è rimasto molto legato.




