Juventus: Bonucci svela il no a Guardiola e il Milan

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Cronache Mercato
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Leonardo Bonucci, ex difensore della nazionale e di club come Juventus e Milan, ha concesso una lunga intervista ai canali social della World Soccer Agency. Nel corso del colloquio, il calciatore ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi del suo percorso professionale, svelando retroscena inediti legati alle sue scelte passate.

Un capitolo importante ha riguardato il forte interessamento mostrato da Pep Guardiola, che lo ha corteggiato a lungo per portarlo al Manchester City. “Per il mio stile di gioco, l’allenatore che predilige di più giocare da dietro è Guardiola”, ha spiegato Bonucci, rivelando l’inizio di “un corteggiamento serrato durato diverse settimane”. Ha ammesso che una chiamata del genere ha fatto vacillare le sue certezze, anche se in quel periodo era concentrato sull’Europeo con la Nazionale, e che ci sono stati contatti anche durante il torneo.

Nonostante la prestigiosa offerta e l’opportunità di misurarsi in un nuovo campionato, il legame con il mondo bianconero ha avuto un peso decisivo nella sua scelta finale. “Da parte mia, l’idea di lasciare la Juventus mi faceva tremare il cuore”, ha confessato l’ex difensore. Ha descritto il suo conflitto interiore, diviso tra il fascino della Premier League e il sogno di una vita rappresentato dalla maglia juventina, sottolineando il ruolo del suo agente, Alessandro Lucci, nel supportarlo in quella fase delicata.

L’intervista ha poi toccato il controverso passaggio al Milan, avvenuto l’anno successivo a quella trattativa. Bonucci ha definito quella scelta come una conseguenza di una “perdita di lucidità”, influenzata da eventi accaduti nel 2017 con il club torinese. “Stavo per diventare una colonna della Juventus, e il percorso che dovevo fare era quello lì”, ha affermato, aggiungendo che non c’erano ragioni concrete per lasciare un ambiente in cui si sentiva a suo agio e performante, definendo la mossa “senza senso”.

A consolidare la decisione di rimanere a Torino in quel primo frangente hanno contribuito anche fattori personali, come la malattia del figlio Matteo, e la ferma posizione del club. “Il mio non sentirmi pronto al 100% a lasciare la Juve, che mi diceva che anche se fosse arrivata una cifra incredibile non mi avrebbe ceduto, è stata una normale conseguenza rimanere”, ha concluso. Ha infine riconosciuto che essere allenato da Guardiola gli avrebbe permesso di ampliare il suo bagaglio tecnico e tattico, considerando l’intera riflessione sul suo percorso una grande occasione di crescita personale e sportiva.

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