Bioplastiche: settore italiano in frenata nel 2025

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Futuro compostabile
Futuro compostabile

Per il terzo anno consecutivo, il mercato delle bioplastiche compostabili ha registrato una frenata nel 2025, interrompendo il decennio di crescita sostenuta tra il 2012 e il 2022. L’intera filiera nazionale, che oggi conta 252 aziende e 2.838 addetti, ha subito una contrazione generalizzata.

Rispetto all’anno precedente, i dati hanno mostrato una diminuzione del numero di imprese del 9,4% e dell’occupazione del 2,6%. Anche il fatturato complessivo, attestatosi a 656 milioni di euro, è sceso del 6,8%, mentre i volumi produttivi sono calati del 2%, raggiungendo le 119.100 tonnellate di manufatti.

Tra le cause principali di questa contrazione figurano la forte concorrenza della produzione cinese, la diffusione di prodotti contraffatti e un quadro normativo europeo ancora incerto. Questi numeri, elaborati da Plastic Consult, sono stati presentati il 18 giugno a Roma durante il 3° Forum delle Bioplastiche Compostabili, un evento organizzato da Assobioplastiche e dal consorzio Biorepack.

Alcune criticità che hanno pesato sul bilancio degli ultimi anni sono state però risolte. A fine aprile è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale la norma “anti falso riutilizzabile”, che stabilisce misure e pesi precisi per questa categoria di prodotti. L’obiettivo è porre fine alla vendita di posate e stoviglie in plastica etichettate come riutilizzabili ma, di fatto, usa e getta. Il comparto stima di recuperare grazie a questa regola circa 25.000 tonnellate di volumi di vendite.

Nel frattempo, si avvicina la data del 12 agosto, quando il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi diventerà pienamente operativo, delineando lo scenario di mercato dal 2030 in poi. “Da quel momento, circa 400.000 tonnellate di imballaggi attuali avranno difficoltà a rimanere sul mercato”, ha spiegato Armido Marana, neo-presidente di Biorepack.

“Di queste, oltre la metà potranno essere sostituite da bioplastiche compostabili. Si tratta soprattutto di packaging alimentare che già oggi non si riesce a riciclare meccanicamente”, ha proseguito Marana. Per la filiera italiana potrebbe rappresentare un’enorme opportunità: a fronte di una produzione attuale di 120.000 tonnellate, la capacità installata è già di 250.000 tonnellate.

L’Italia vanta una filiera all’avanguardia in Europa, capace di integrare le bioplastiche nel ciclo di riciclo dell’umido attraverso il compostaggio per produrre compost e biogas. “Purtroppo, l’Europa riconosce solo il riciclo meccanico e chimico, ma non il compostaggio, che rappresenta il fine vita naturale dei nostri prodotti”, ha sottolineato Marana. Questo rappresenta un ostacolo, nonostante la raccolta dell’organico sia obbligatoria per tutti gli stati membri dal 2024.

La conclusione è netta: se entro il 2030 molti prodotti non verranno convertiti in bioplastica, il rischio concreto è la chiusura di intere fabbriche, con un impatto negativo che si estenderebbe anche ai produttori di macchinari per il packaging.

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