Brucellosi, la Ue: mattanza evitabile

La Regione non ha fatto prevenzione, il parlamentare europeo Pedicini contesta le violazioni

Caserta allevamento bufale
©Lapresse allevamento di bufale a Santa Maria la Fossa.

CASERTA – “Per evitare la mattanza di bufale che ha portato al fallimento e alla chiusura ben 134 allevamenti campani, la Regione avrebbe dovuto fare prevenzione come prescritto dai regolamenti europei. A dirlo è la Commissione europea in risposta a una nostra interrogazione”, così l’eurodeputato del Movimento 24 Agosto – Equità Territoriale Piernicola Pedicini. Si torna quindi a parlare degli abbattimenti già contestati nei giorni scorsi dalle associazioni di categoria. Nel maggio scorso Altragricoltura, Siaab e Soccorso cittadino hanno dato mandato agli avvocati di presentare un esposto alla Procura di Santa Maria Capua Vetere per fare chiarezza sulle responsabilità di quello che, secondo le organizzazioni, è un massacro di animali che sta mettendo ginocchio il settore e le comunità. Su 14mila capi abbattuti è stata effettuata una campionatura del 10% sulla quale sono stati eseguiti esami post mortem. Nel 2020, su 1481 bufale, solo 16 sono risultate positive alla brucellosi, l’1,4%. Su 8187 solo 30 alla tubercolosi, l’1,6%.

“La Commissione europea – prosegue l’esponente di M24AET – attraverso uno specifico regolamento… prescrive l’introduzione di programmi per l’eradicazione della brucellosi e della tubercolosi, che gli Stati Membri devono elaborare ed adottare precedendo anche la vaccinazione contro la brucellosi per arginare l’infezione. Evidentemente, gli abbattimenti effettuati in Campania violano i princìpi di questa direttiva, dal momento che la Regione adotta delle procedure contestate persino dal Consiglio di Stato. Mi riferisco alla decisione della Regione Campania di continuare a utilizzare inopinatamente il test KIT Bovigam che dà risultati affidabili per i bovini e i bufali africani, ma che non è mai stato validato per quelli della specie mediterranea. E’ chiaro quindi che la Regione Campania è l’artefice di una mattanza vera e propria che ha lasciato sul lastrico decine di allevatori aggirati da un sistema che sembra nascondere innumerevoli falle, sventolando un malinteso principio di precauzione sonoramente bocciato dal Consiglio di Stato”. Il principio di precauzione, secondo quanto hanno notato i giudici di Palazzo Spada, può essere invocato dalla pubblica amministrazione “se gli accertamenti in vita effettuati dall’Asl e dall’Istituto Zooprofilattico sono attendibili, cioè se rivelano poi un margine di errore massimo del 15%, non certo dell’oltre 95% com’è accaduto per dieci anni”.

Il parlamentare si chiede “come sia possibile che la quasi totalità delle 40mila bufale mediterranee, circa il 90%, abbattute a Caserta negli ultimi tre anni per sospetta brucellosi e tubercolosi, siano poi risultate sane agli esami post mortem e siano per questo state vendute sottocosto nel circuito di macellazione delle multinazionali della carne. E’ evidente che c’è qualcosa che non torna ed è quindi necessario che la magistratura – come sta avvenendo – faccia chiarezza e che la politica se ne assuma pubblicamente la responsabilità e trovi una soluzione per aiutare questi allevatori”

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