Cacciapuoti ‘tradito’ dal cane mentre legge il giornale

Cattura del boss latitante Luigi Cacciapuoti, i retroscena a Villaricca: i carabinieri hanno seguito l’animale della compagna, anche lei finita dietro le sbarre

Luigi Cacciapuoti

VILLARICCA – Se ne stava a bordo piscina, comodo, su un lettino, e sfogliava un giornale, Cronache di Napoli. La sua attenzione era tutta per un nostro approfondimento sullo scenario criminale esplosivo dell’area di Ponticelli. Lo hanno trovato così, i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che gli stavano addosso da tempo. Il boss Luigi Cacciapuoti, capo dell’omonimo clan egemone a Villaricca, ha trascorso la sua prima notte dietro le sbarre. Oggi affronterà l’udienza di convalida presso il penitenziario di Secondigliano. Lunedì, invece, sarà la volta della compagna, Piera Luongo, 51enne. La donna è detenuta a Pozzuoli ed è accusata di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena, aggravato dalle modalità mafiose. Entrambi sono difesi di fiducia dagli avvocati Luigi Poziello e Raffaele Chiummariello.

Le indagini

Un fantasma dallo scorso febbraio, Cacciapuoti dovrà scontare 15 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso. I militari lo hanno cercato a lungo, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia napoletana. Grazie a indagini tradizionali e tecniche, al monitoraggio dei social e dei movimenti finanziari sono riusciti a circoscrivere l’area dove il 64enne era verosimilmente nascosto. I carabinieri di Castello di Cisterna, agli ordini del maggiore Andrea Coratza, avevano il sospetto che Cacciapuoti fosse a Varcaturo, ma il luogo preciso rimaneva ancora poco chiaro. Così hanno battuto ogni possibile pista, setacciando palmo a palmo tutta l’area.

Il cagnolino

Questo fino a due giorni fa, quando un cagnolino e il fiuto degli investigatori hanno suggerito il suo nascondiglio. Un cane bianco, di nome Lapo, un barboncino fedele amico di una donna che incontrava Cacciapuoti, Piera Luongo, appunto. Era affacciato ad una finestra semichiusa di una grossa villa. Un animale come tanti altri che, però, ha suscitato negli investigatori il sospetto che quello chalet fosse proprio il rifugio del latitante. Così hanno pianificato il blitz e analizzato ogni possibile via di fuga. Studiando anche l’impianto fognario comunale che correva nel sottosuolo. Nulla è stato lasciato al caso. Poi l’ingresso, in forze. Tutte le uscite sono state bloccate, circondata la villa. Cacciapuoti se n’è accorto quando i carabinieri erano ormai ad un passo da lui, sdraiato a bordo piscina mentre sfogliava il quotidiano. Non ha opposto resistenza e le manette sono scattate ai suoi polsi. La villa è stata sequestrata e così i documenti di identità che il 64enne portava con sé: la sua foto ma i dati di un’altra persona. Il clan da lui diretto è considerato l’ala militare del sodalizio formato anche dai Ferrara, menti imprenditoriali dell’organizzazione. Luigi Cacciapuoti, del clan, è ritenuto il capo indiscusso.
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