Il Giudice Sportivo della Serie C ha inflitto una pesante sanzione a Devis Mangia, allenatore del Campobasso, squalificandolo per sei giornate. La decisione è maturata in seguito all’espulsione rimediata dal tecnico durante l’ultima partita di campionato, vinta per 1-0 contro il Vado.
L’episodio chiave si è verificato a bordo campo. Dopo un duro scontro di gioco che ha visto un suo calciatore, Christian Celesia, avere la peggio, l’allenatore ha reagito con veemenza. Convinto che il suo giocatore avesse perso i sensi e che il gioco dovesse essere interrotto immediatamente per consentire i soccorsi, ha cercato di attirare l’attenzione del quarto uomo, il signor Cosimo Papi di Prato, strattonandolo ripetutamente. L’arbitro dell’incontro, Andrea Terribile di Bassano del Grappa, ha quindi espulso il tecnico per il suo comportamento.
Sulla base del referto arbitrale, il Giudice Sportivo ha comminato una squalifica di sei turni. Mangia, tecnico con un passato importante su panchine come quelle del Palermo e della Nazionale Under 21, sarà costretto a saltare gli impegni cruciali contro Grosseto, Pineto, Sambenedettese, Torres, Ravenna e Perugia. Il suo ritorno in panchina è previsto per la partita del 26 ottobre contro l’Atalanta Under 23. Nel frattempo, la guida tecnica della squadra sarà affidata al suo vice, Davide Calabrese.
La società del Campobasso non ha accettato passivamente la decisione e ha immediatamente annunciato di aver presentato ricorso. La linea difensiva si basa interamente sulla versione dei fatti fornita dall’allenatore, che ha voluto chiarire la sua posizione. “Il mio giocatore, Celesia, aveva perso i sensi dopo uno scontro e il gioco andava sospeso immediatamente”, ha dichiarato Mangia.
L’ex CT dell’Under 21 ha poi aggiunto un dettaglio fondamentale per comprendere la sua reazione: “Ho agito in quel modo perché in quel momento non si stava parlando di calcio, ma dell’incolumità fisica di un ragazzo. Per fortuna è andato tutto bene, altrimenti oggi staremmo parlando di altro”. La difesa punta quindi a dimostrare che il gesto, sebbene plateale, non era un’aggressione gratuita ma una reazione dettata dalla preoccupazione e dall’urgenza di tutelare la salute di un proprio tesserato, un principio che il club ritiene prioritario. L’esito del ricorso sarà decisivo per il cammino del Campobasso in campionato.








