I tratti del ‘sistema Caserta’ tra affari, politica e potere

Comune e Provincia, parcheggi, cave e lavori pubblici: vicende differenti nelle quali sembrano però ricorrere relazioni e meccanismi simili. Parte il nostro viaggio tra atti e protagonisti per capire che cosa sia accaduto nelle istituzioni e perché tanti segnali siano emersi soltanto ora

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Antonio Luserta, Carlo Marino, Giovanni Zannini e Biagio Esposito
L'imprenditore Luserta, l'ex sindaco di Caserta, Carlo Marino, il consigliere regionale Giovanni Zannini e Biagio Esposito

CASERTA – Gli appalti del Comune e quelli della Provincia. Il business dei parcheggi, gli interessi legati alle cave e, sullo sfondo, lo scioglimento del consiglio comunale per condizionamenti della criminalità organizzata. Vicende differenti, nate in periodi diversi e con protagonisti diversi, ma unite da un luogo e da una domanda: esiste un filo capace di collegarle? Quel luogo è Caserta, capoluogo di Terra di Lavoro e sede dell’amministrazione provinciale. La domanda nasce dalla quantità e dalla natura delle vicende finite, negli ultimi anni, all’attenzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Fascicoli che coinvolgono, a vario titolo, esponenti politici, imprenditori, professionisti e funzionari pubblici.

Una premessa è indispensabile. Parliamo di inchieste che si trovano in fasi differenti: alcune sono ancora in corso, altre sono concluse o approdate davanti ai giudici. Le contestazioni formulate dagli inquirenti non equivalgono a condanne. Tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Questa garanzia non impedisce al giornalismo di osservare il quadro complessivo. Il numero delle indagini, la frequenza con cui ricorrono determinati settori e la presenza di meccanismi apparentemente simili rappresentano un dato di interesse pubblico.
Non si tratta di anticipare i verdetti o di alimentare una caccia alle streghe. Si tratta di comprendere perché tante attività amministrative e imprenditoriali abbiano attirato l’attenzione della magistratura e quali debolezze del sistema pubblico possano avere favorito comportamenti opachi.

Chi indaga raccoglie elementi, verifica condotte considerate anomale e prova a stabilire se abbiano rilevanza penale. Saranno i giudici a decidere. Ma anche un comportamento che non supera la soglia del reato può rivelare carenze nei controlli, relazioni poco trasparenti o un modo discutibile di gestire la cosa pubblica.

Molti dei fatti esaminati dagli investigatori affonderebbero le proprie radici nel 2019 e, in alcuni casi, anche negli anni precedenti. Diverse vicende sono però emerse soltanto di recente. È lecito domandarsi perché certi segnali non siano stati colti prima: sono mancati i controlli, la sensibilità istituzionale o la volontà di approfondire? Oppure esistono ragioni investigative che potranno emergere soltanto con il procedere delle indagini?

Da queste domande prende il via il nostro approfondimento. Con cadenza settimanale ricostruiremo le principali inchieste che hanno interessato le istituzioni e il territorio del capoluogo e della provincia di Caserta, mettendo in ordine date, atti, protagonisti e collegamenti.
Lo faremo separando i fatti documentati dalle ipotesi accusatorie e queste ultime dalle responsabilità eventualmente accertate. Non partiremo dalla conclusione che esista un unico sistema criminale: proveremo invece a verificare se dalle singole vicende emerga un metodo ricorrente nella gestione del potere.

Stabilire se siano stati commessi reati spetta alla magistratura. Comprendere come abbiano funzionato certe relazioni, quali conseguenze abbiano prodotto e perché abbiano attraversato così a lungo le istituzioni riguarda anche l’informazione e la comunità. Lo faremo mentre Caserta si prepara a tornare alle urne. Conoscere quanto è accaduto non significa soltanto guardare al passato, ma offrire ai cittadini gli strumenti per valutare chi si propone di amministrare il loro futuro.

Marino, Luserta, Zannini ed Esposito: i nomi eccellenti nei fascicoli dei pm

Per anni si è raccontata – o almeno ha provato a farlo – come una città distante dalle zone ‘calde’ di Terra di Lavoro, da quella periferia dove la criminalità organizzata ha sparato, imposto la propria forza e costruito relazioni malsane con settori dell’imprenditoria e della politica.
Non erano mancati segnali capaci di incrinare l’immagine del capoluogo come un’isola relativamente felice. Quando le indagini lambivano la città, però, responsabilità e influenze venivano spesso ricondotte a personaggi provenienti dall’Agro aversano o da altri territori segnati dalla presenza dei clan.

Le recenti attività della Procura di Santa Maria Capua Vetere, guidata da Pierpaolo Bruni, hanno modificato questa prospettiva. Nei fascicoli che negli ultimi tre anni hanno acceso i riflettori sulla città sono comparsi amministratori, dirigenti, professionisti e imprenditori radicati a Caserta o capaci di esercitare un peso nelle sue istituzioni.

Uno dei passaggi più significativi risale al 2024, quando l’inchiesta sugli appalti e sul presunto voto di scambio ha investito l’amministrazione guidata da Carlo Marino. Tra le persone coinvolte figuravano gli ex assessori Massimiliano Marzo ed Emiliano Casale e il dirigente Francesco Biondi. Al centro della ricostruzione accusatoria c’erano la gestione di alcuni lavori pubblici e l’ipotesi di voti acquistati per conquistare seggi in consiglio comunale.

Il lavoro dei carabinieri ha fatto emergere anche possibili interferenze di soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. La vicenda ha contribuito ad accendere l’attenzione su quanto accadeva all’interno dell’amministrazione e ha preceduto l’arrivo della commissione d’accesso. Il successivo percorso amministrativo, fondato su una valutazione più ampia di atti e rapporti, si è concluso nell’aprile 2025 con lo scioglimento del Consiglio comunale per condizionamenti della criminalità organizzata.

Un altro capitolo riguarda il presunto cartello di imprese che, secondo gli investigatori, avrebbe condizionato alcune gare per la manutenzione del verde pubblico a Caserta e San Nicola la Strada. Anche in questo fascicolo compare Biondi, insieme ad altri funzionari e imprenditori. L’ipotesi è quella di affidamenti gestiti attraverso accordi e rotazioni tra aziende.

Più recente è l’indagine sulle terre e sulle rocce da scavo provenienti dai cantieri dell’Alta velocità. L’ex sindaco Carlo Marino risulta indagato per corruzione insieme all’imprenditore del settore cave Antonio Luserta e all’avvocato Vincenzo Iorio.

La Procura ipotizza un accordo collegato a un appalto da circa 9,5 milioni di euro. Secondo la tesi investigativa, Marino si sarebbe adoperato per favorire Luserta nei rapporti con Rete ferroviaria italiana, ricevendo in cambio utilità attraverso incarichi professionali affidati dall’imprenditore a Iorio. Gli accertamenti sono ancora in corso e sono stati estesi ad altre persone.

Luserta rappresenta anche un punto di contatto con un’altra area della politica provinciale. L’imprenditore è stato indicato come vicino al consigliere regionale mondragonese di Forza Italia Giovanni Zannini e come uno dei suoi sostenitori. Il dato politico non consente, però, di sovrapporre i fascicoli: Zannini non risulta indagato nell’inchiesta sui rapporti tra Luserta, Marino e Iorio.

Il nome di Zannini compare, invece, in altre indagini della Procura sammaritana che interessano anche Caserta. Una di queste coinvolge Biagio Esposito, storico esponente politico ed ex amministratore del capoluogo. Secondo l’ipotesi accusatoria, tra i due sarebbe esistito un accordo corruttivo legato a un’assunzione in cambio del sostegno elettorale a Zannini. Nello stesso filone compare anche Dora Esposito, figlia di Biagio ed ex consigliera comunale.

Quanto a Zannini, nel marzo 2026 gli è stato applicato il divieto di dimora in Campania nell’ambito di un procedimento distinto, relativo a presunti episodi di corruzione e truffa collegati a un finanziamento Invitalia destinato alla realizzazione di un caseificio a Cancello ed Arnone.
Tornando a Caserta città, quello sulle cave non è stato il primo procedimento giudiziario a coinvolgere Marino.

L’ex sindaco era stato coinvolto anche nel procedimento sulla gara per la raccolta dei rifiuti. In quel caso la Procura di Napoli ipotizzava che il bando fosse stato costruito per favorire l’imprenditore atellano Carlo Savoia.

La contestazione di turbativa d’asta si è conclusa nel maggio 2026, durante l’udienza preliminare, con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Il quadro non si ferma al Comune. Anche la Provincia di Caserta è stata investita da un’indagine della procura sammaritana che ha coinvolto l’ex presidente Giorgio Magliocca e alcuni imprenditori per presunti episodi di corruzione legati agli affidamenti pubblici. Dopo l’emersione dell’inchiesta, Magliocca ha lasciato a presidenza della Provincia e la carica di sindaco di Pignataro Maggiore.

Sono vicende distinte, caratterizzate da accuse e percorsi giudiziari autonomi. Non possono essere sommate per costruire una colpevolezza collettiva né considerate la prova dell’esistenza di un unico centro di comando. Saranno le prossime puntate a ricostruirle separatamente, mettendo in evidenza gli eventuali punti di contatto.

Tutte le persone coinvolte devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. La questione politica e sociale resta però aperta: riguarda la qualità della classe dirigente, l’efficacia dei controlli e i rapporti costruiti intorno alla gestione del denaro pubblico.

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