CASERTA (Anastasia Leonardo) – Il futuro degli aeroporti campani, almeno per un giorno, ha avuto un solo nome: Capodichino. Nella sala De Sanctis della Regione Campania è stato presentato il nuovo Masterplan dello scalo napoletano, il documento che ne disegna lo sviluppo fino al 2035 e che prevede investimenti per oltre 250 milioni di euro, l’acquisizione di circa 170mila metri quadrati di nuove aree e una crescita del traffico fino a 17,3 milioni di passeggeri l’anno. a strategia è chiara e non lascia molto spazio alle interpretazioni: Capodichino non viene considerato un aeroporto destinato semplicemente a gestire l’attuale traffico, ma uno scalo sul quale continuare a investire, aumentandone l’efficienza, ampliandone gli spazi e rafforzandone la vocazione internazionale. Il nuovo terminal per i voli extra Schengen, le nuove piazzole, l’area cargo-logistica, l’Airport Hotel, gli interventi sulla viabilità e l’interramento di viale Maddalena compongono un progetto che guarda a una crescita ulteriore dello scalo napoletano.
E la Regione non si limita ad accompagnare il progetto. Roberto Fico lo rivendica come parte della propria idea di sviluppo della città e del territorio: «Stiamo costruendo la regione e la città del futuro», ha detto il presidente della Campania, immaginando un aeroporto sempre più integrato con la rete dei trasporti cittadini. «A breve saremo l’unica città in Europa dove arrivando in aeroporto si potrà, con un biglietto urbano, arrivare direttamente in stazione e al porto», ha aggiunto Fico, sottolineando anche che la Regione metterà a disposizione 20 milioni di euro di Fondi per lo sviluppo e la coesione per gli interventi sulla viabilità nell’area dello scalo. La stessa visione arriva dal Comune. Per il sindaco Gaetano Manfredi quello presentato è «davvero un lavoro di squadra» costruito intorno alla prospettiva di «avere un city Airport intercontinentale che è quasi un unicum rispetto alla dimensione della rete aeroportuale italiana». Manfredi parte dai numeri attuali, circa 13 milioni di passeggeri, per guardare all’espansione dei collegamenti diretti con il mondo, dagli Stati Uniti e dal Canada fino a Cina, Giappone e India.
A sostenere finanziariamente e industrialmente questa visione c’è Gesac, la società che gestisce Capodichino. L’amministratore delegato Roberto Barbieri ha rivendicato gli oltre 250 milioni di investimenti, in larga parte privati, e ha parlato di un piano che guarda «oltre i confini dell’aeroporto», mettendo insieme crescita, sostenibilità e qualità urbana. «Lo scalo cresce insieme alla città», ha detto Barbieri, indicando nel Masterplan un ulteriore salto di qualità dopo la crescita turistica che ha portato Napoli tra le grandi destinazioni europee. E Gesac ha già fissato anche una scadenza: «Entro il 2029 – ha annunciato Barbieri – speriamo saranno finiti i lavori», citando i nuovi ingressi su viale Maddalena, l’interramento, l’allungamento della pista per l’area di sicurezza, l’albergo e soprattutto il nuovo terminal extra Schengen.
È proprio qui che si inserisce la questione che ieri è rimasta fuori dalla sala De Sanctis. Perché mentre Regione, Comune, Enac e Gesac hanno illustrato nei dettagli come dovrà crescere Capodichino, nessuno ha citato Grazzanise. Nessuno, almeno nel corso della presentazione e nelle dichiarazioni ufficiali, ha spiegato quale ruolo dovrebbe avere lo scalo casertano nel sistema aeroportuale campano del 2035. Eppure non si tratta di un aeroporto qualsiasi. Il Piano Nazionale Aeroporti 2026-2035 prevede la trasformazione di Grazzanise da scalo esclusivamente militare a infrastruttura a uso duale, civile e militare. Una scelta che, se attuata, potrebbe offrire alla Campania un secondo polo in grado di assorbire parte della crescita del traffico, sviluppare il cargo e alleggerire la pressione su Capodichino.
Il problema, dunque, non è contestare il diritto di Napoli ad avere un aeroporto moderno, efficiente e intercontinentale. Il problema è capire se la crescita di Capodichino debba essere l’unica strategia aeroportuale della Campania. Perché se il traffico è destinato a crescere fino a 17,3 milioni di passeggeri, se si punta sui collegamenti intercontinentali e se persino Gesac parla di un ulteriore «salto di qualità», diventa inevitabile chiedersi quale sia il disegno complessivo della Regione. E qui entra in gioco anche la posizione di Gesac. Il gestore ha un interesse industriale evidente nel successo e nella crescita dello scalo che gestisce, e oggi ha presentato un piano che concentra proprio su Capodichino investimenti, nuovi spazi e nuove opportunità di traffico. Non è di per sé una circostanza anomala: è esattamente ciò che ci si aspetta da una società di gestione aeroportuale. Ma proprio per questo la responsabilità della Regione dovrebbe essere quella di guardare oltre gli interessi del singolo aeroporto e definire una strategia pubblica dell’intero sistema.
È questo il punto che resta senza risposta dopo la presentazione di oggi. Fico parla della «città del futuro», Manfredi del «city Airport intercontinentale», Gesac promette investimenti e lavori conclusi entro il 2029. Tutti hanno raccontato, con sfumature diverse, la stessa direzione di marcia: Capodichino cresce. Ma se esiste un altro aeroporto che il Piano nazionale considera strategico per la Campania, perché nel racconto del futuro non c’è posto per Grazzanise?












