Caso Cucchi: ci fu il pestaggio. Capitano Ultimo a fianco della famiglia del geometra ucciso

Foto LaPresse - Daniele Leone 13/01/19

ROMA– E’ stato il giorno delle confessioni. “Nessuno – afferma il colonnello Sergio De Caprio, presidente del sindacato dei militari dell’Arma Sim – potrà strumentalmente allontanare il Sindacato Italiano Militari Carabinieri da Ilaria Cucchi e dalla sua famiglia. Siamo da sempre accanto alle vittime e per le vittime contro ogni abuso e non al servizio di altri padroni”.

Carabinieri parte lesa

“Da Carabinieri – continua De Caprio – ci sentiamo parte lesa dall’assenza e dall’incapacità del vertice dell’Arma che per dieci anni ha ignorato e negato l’esistenza stessa del caso Cucchi”.

La confessione

Il carabiniere Francesco Tedesco, imputato insieme ad altri due colleghi nel procedimento per la morte del geometra ieri ha ammesso le responsabilità dopo dieci anni da quell’incredibile giorno con di di Stefano Cucchi. “Chiedo scusa alla famiglia di Stefano e agli agenti della polizia Penitenziaria coinvolti ingiustamente, ma per me era un muro insormontabile” ha detto il militare, a giudizio insieme ad altri due colleghi nel processo bis sulla morte del geometra, che sta confessando in aula quanto già messo a verbale.

Il pestaggio

Il racconto di un pestaggio pesantissimo, definito da Tedesco: “Un’azione combinata” dei due carabinieri: Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, imputati insieme a lui con l’accusa di omicidio preterintenzionale. “Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto. Poi lo spinse e D’Alessandro diede al ragazzo un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Io mi ero opposto poi mi ero alzato e avevo detto: Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete”.

Ma Di Bernardo avrebbe proseguito nell’azione spingendo con violenza Cucchi e provocandone una caduta in terra sul bacino: “Poi sbatté anche la testa. Io sentii un rumore della testa che batteva”.

Il verbale d’arresto e le menzogne

Nel corso della deposizione Tedesco ha parlato anche del maresciallo Roberto Mandolini che all’epoca del pestaggio comandava la stazione Appia. All’arrivo nella caserma, infatti, ha spiegato il carabiniere “il verbale d’arresto era già pronto e il maresciallo Mandolini mi disse di firmarlo. Cucchi invece non volle firmare i verbali. Erano stati omessi diversi dettagli tra cui il pestaggio avvenuto poco prima”.

La minaccia

E, dopo la morte di Stefano, lo stesso Mandolini avrebbe spiegato a Tedesco come comportarsi in caso fosse stato chiamato dall’autorità giudiziaria: “Tu devi seguire la linea dell’Arma se vuoi continuare a fare il carabiniere”. Parole minacciose, ha dichiarato il militare: “Dire che ebbi paura è poco. Ero letteralmente terrorizzato. Ero solo contro una sorta di muro. Sono andato nel panico quando mi sono reso conto che era stata fatta sparire la mia annotazione di servizio, un fatto che avevo denunciato. Ero solo, come se non ci fosse nulla da fare. In quei giorni io assistetti a una serie di chiamate di alcuni superiori, non so chi fossero, che parlavano con Mandolini”.

Il tutto tra il 15 e il 22 ottobre del 2009 nelle caserme della Compagnia Casilina e della stazione Appia, nella settimana del decesso di Stefano.


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