Covid: a Modena farmaco Paxlovid utilizzato su 2 pazienti

Sabato scorso, a Modena, è stato utilizzato per la prima volta il farmaco anti-Covid Paxlovid, su un paziente di 80 anni della provincia e ieri è stato somministrato su un 84enne

Foto LaPresse

MODENA – Sabato scorso, a Modena, è stato utilizzato per la prima volta il farmaco anti-Covid Paxlovid, su un paziente di 80 anni della provincia e ieri è stato somministrato su un 84enne. Lo ha fatto sapere l’azienda Usl della città emiliana, ricordando come nei giorni scorsi, la Regione Emilia-Romagna aveva inviato le 102 confezioni previste per il territorio modenese alla Farmacia ospedaliera di Baggiovara, che provvede alla distribuzione del farmaco alle altre farmacie ospedaliere del territorio per la cura dei pazienti candidabili a questa terapia. Come ricordato dall’Ausl Modena, è già in fase di somministrazione avanzata il Molnupiravir, l’altro farmaco antivirale arrivato nei giorni scorsi al Policlinico: dei 70 trattamenti consegnati, a oggi, è già stato somministrato a 47 pazienti. In entrambi i casi si tratta di farmaci a uso orale per il trattamento di persone non ricoverate, con malattia Covid-19 lieve-moderata, di recente insorgenza e con condizioni cliniche concomitanti che possono rappresentare specifici fattori di rischio per lo sviluppo della forma grave. Per quanto riguarda il Molnupiravir, così come per questi primi trattamenti con Paxlovid, l’individuazione e la valutazione dei pazienti che possono beneficarne è a carico della Struttura complessa di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modean. Come confermato dai medici della struttura modenese, il Molnupiravir e il Paxlovid non rappresentano un’alternativa alla vaccinazione, considerata ancora l’unica arma estremamente efficace a disposizione per ridurre il rischio di ammalarsi, soprattutto in forma grave.

 “Pur non sostituendo la vaccinazione, che resta, a oggi, l’unica arma per combattere la pandemia, l’avvento dei nuovi medicinali orali potrebbe dare un contributo importante per evitare le conseguenze più serie di Covid-19”, hanno dicharato Nilla Viani, direttrice del Dipartimento farmaceutico, e Marianna Rivasi, responsabile della Struttura semplice Unità farmaci antiblastici. “Secondo quanto previsto dai protocolli attuali, il Paxlovid e il Molnupiravir, così come il Sotrovimab, vengono offerti ai pazienti fragili che rientrano in una specifica categoria – ha chiarito Cristina Mussini, direttore delle Malattie infettive del Policlinico di Modena -. Indipendentemente dal fatto che il paziente sia vaccinato o meno, la somministrazione va effettuata entro 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi, meglio ancora se entro 3 giorni: si tratta di pazienti di età superiore ai 65 anni, obesi, diabetici, oncologici, Hiv positivi o con patologie immunologiche, tra cui anche i trapiantati. La scelta tra le diverse opzioni viene fatta sulla base delle caratteristiche del paziente, come per esempio la presenza di insufficienza renale e del farmaco da somministrare; per esempio, il Paxlovid presenta numerose interazioni con altri farmaci e pertanto ha dei limiti di utilizzo. Fino a oggi, tutti questi farmaci hanno dato buone risposte nel prevenire un aggravamento della malattia da Covid-19”.

(LaPresse)

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