Covid, escono di casa con l’autocertificazione falsa. Il giudice: Dpcm illegittimo

(AP Photo/Jeff Chiu)
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Milano, 11 mar. (LaPresse) – L’Italia è appena entrata in zona rossa per la prima volta, quando un uomo e una donna di Correggio (Reggio Emilia) incuranti delle norme ati-Covid cdecidono di uscire di casa. É il 13 marzo 2020. Per ‘evadere’ compilano le autocertificazioni indicando dei motivi falsi. Scrivono che la donna deva fare delle analisi e vuole essere accompagnata, ma non è così. I carabinieri che li fermano, se ne accorgono e li denunciano.

La coppia finisce sotto processo. Il 27 gennaio scorso il Tribunale di Reggio Emilia li ha assolti “perché il fatto non costituisce reato”, come si legge nella sentenza pubblicata dal sito Cassazione.net

Una decisione destinata a fare rumore, perchè il giudice di Reggio Emilia Dario De Luca dichiara anche “l’illegittimità” del Dpcm dell’8 marzo 2020 che dava la possibilità di uscire di casa solo “per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, spostamenti per motivi di salute”.

Per il giudice, infatti, “in forza di tale decreto, ciascun imputato è stato ‘costretto’ a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese e dunque illegittima”. Non solo. “Siccome è costituzionalmente illegittima, va dunque disapplicata, la norma giuridica contenuta nel Dpcm che imponeva la compilazione e sottoscrizione della autocertificazione” e proprio per questo “il falso ideologico contenuto in tale atto è, necessariamente, innocuo”.

Le ragioni dell’illegittimità del Dpcm sono molteplici. Per il giudice di Reggio Emilia il Dpcm, che è un atto amministrativo, non può imporre l’obbligo di permanenza domiciliare, neanche in presenza di un’emergenza sanitaria. L’obbligo di permanenza domiciliare è solo una sanzione penale che può essere decisa dal magistrato per singole persone “per alcuni reati, e soltanto all’esito del giudizio”.

Il giudice di Reggio Emilia ricorda che anche che Corte Costituzionale stabilisce garanzie molto forti a tutela della libertà di movimento. E cita l’esempio del Daspo che viene dato ai tifoso violenti – ai quali viene impedito di andare allo stadio durante le partite – misura che “richiede una convalida del giudice in termini ristrettissimi”. Il Dpcm, inoltre, per il giudice è un atto amministrativo “regolamentare” che dunque manca della forza normativa per costringere qualcuno a restare in casa. E certamente non può limitare la “libertà di circolazione” prevista dall’articolo 16 della Costituzione.

Quanto questa sentenza lascerà il segno, lo spiega il il professor Enzo Balboni, ordinario di diritto Costituzionale all’Università Cattolica di Milano. “Adesso si andrà davanti alla Corte Costituzionale – dice – la presidenza del Consiglio dei Ministri si costituirà in giudizio e vediamo la Corte cosa deciderà. Se dovessi scommettere qualcosa, scommetterei sul fatto che il Dpcm alla fine verrà considerato legittimo”. “A mio avviso – sottolinea il professor Balboni – a che cosa è ‘appeso’ il Dpcm in tema costituzionale è un problema che è stato risolto. Un appiglio di cui il governo si fa garante c’è”.

“Siamo solo noi in tutta Europa che ci inventiamo le autocertificazioni fasulle per uscire di casa – conclude Balboni – . Se l’autodisciplina non c’è, deve darla chi ha il potere e il dovere di farlo. La gente comprenderà e non credo farà ricorso in massa contro le sanzioni ricevute”.

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