Crollo dei consumi, la ripresa attesa tra un decennio

Le previsioni macroeconomiche contenute nella ricerca esprimono valori dei consumi intorno al +1% nel 2018 (il Def prevedeva un +1,4%), stesso dato per il 2019, mentre per il 2020 il tasso di crescita dei consumi si attesterebbe solo del +0,7%

ROMA (Mino De Vita) – Da un rapporto del Centro Europa Ricerche approntato per Confesercenti, emerge un quadro economico preoccupante dovuto alla battuta d’arresto degli acquisti degli italiani. Le previsioni per il triennio 2018-2020, elaborate nei mesi passati, esprimevano dati più confortanti; la flessione dei consumi, invece, pare che si attesterà, in cifre assolute, intorno ai 5 miliardi di euro di spesa l’anno in meno.

Futuro tutt’altro che roseo

Le previsioni macroeconomiche contenute nella ricerca esprimono valori dei consumi intorno al +1% nel 2018 (il Def prevedeva un +1,4%), stesso dato per il 2019, mentre per il 2020 il tasso di crescita dei consumi si attesterebbe solo del +0,7%. La frenata dei consumi si ripercuoterà inesorabilmente anche sul Pil che dovrebbe rallentare ulteriormente sia nel 2019 (+1,2%) che nel 2020 (+1,1%).

Le cause

Quali sono le cause di questo nuovo e inaspettato arresto dei consumi nel nostro Paese?
La risposta la fornisce il rapporto stesso che attribuisce a tale fenomeno l’indebolimento del potere d’acquisto e il deterioramento del clima di fiducia dei consumatori. L’abbassamento di ottimismo degli italiani ha radici nella percezione psicologica di un quadro economico generale non proprio dei migliori. Cosa che invece non accade per le principali economie europee, dove le cose vanno notevolmente meglio specialmente in Germania, in Francia e nel Regno Unito. In questi paesi, infatti, i dati mostrano come sia lontana la recessione, poiché i consumi hanno superato il livello di crescita del 2007, anno precedente all’inizio della crisi.

Preoccupazione

La Confesercenti esprime una forte preoccupazione per questa nuova battuta d’arresto dei consumi, in quanto siamo molto al di sotto dei dati del 2007; forse riusciremo a superare il livello di spesa pre-recessione solo agli inizi del prossimo decennio se non ci saranno aumenti delle aliquote dell’Iva. Se, invece, il governo decidesse di aumentare l’Iva, allora andremmo incontro a maggiori contrazioni dei consumi a partire già dal 2019. Ovviamente il calo dei consumi avrebbe una ricaduta negativa anche sulla crescita del Pil che si indebolirebbe, scendendo a +1,1% nel 2019 e al + 0,8% nel 2020.

Dunque, prospettive economiche non proprio rosee emergono dal quadro tracciato dal Cer.
A subirne le conseguenze peggiori saranno soprattutto le Pmi, costrette nella morsa della pressione fiscale, dalla mancanza di finanziamenti e da una eccessiva burocratizzazione del sistema Italia che complica le procedure per l’accesso al credito. Sull’altro versante vi sono le associazioni dei consumatori che attribuiscono alla diminuzione del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, la vera causa del crollo dei consumi.

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