Dieci proposte per liberarci dal gas

LP / PHOTOPQR / Philippe Cherel / MaxPPP

NAPOLI – L’esplosione della drammatica guerra in Ucraina ci obbliga ad accelerare ulteriormente la transizione energetica del Paese come unica soluzione per uscire dalla dipendenza dal gas, a partire da quello della Russia. Una riflessione necessaria che ha indotto tre delle principali associazioni ambientaliste nazionali, Legambiente, Wwf e Greenpeace, ad unirsi per chiedere al governo un’accelerata verso la transizione ecologica. Hanno scritto al premier Mario Draghi avanzando 10 proposte per affrontare in modo strutturale la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del gas. Si tratta di interventi normativi e autorizzativi da che permetterebbero di ridurre i consumi di gas di 36 miliardi di metri cubi all’anno entro fine 2026. Scopriamo i suggerimenti ‘green’.

La prima proposta riguarda le fonti rinnovabili. L’Italia deve aprire immediata consultazione e aggiornare il suo Pniec alla luce dei nuovi obiettivi europei di riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2030, passati dal -40% al -55% rispetto a quelle del 1990, puntando su uno sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, che garantirebbero una efficace riduzione dello sproporzionato ruolo del gas nell’attuale versione del Pniec. L’Italia ha le potenzialità per raggiungere l’obiettivo del 100% di elettricità da fonti rinnovabili al 2035.

Fonti fossili

Il secondo passo è fissare entro aprile 2022 un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio.

Impianti

Il terzo passo proposto è autorizzare entro marzo 2023 nuovi impianti a fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata, pari alla metà dei 180 GW in attesa di autorizzazione, da realizzare entro fine 2026.  Per garantire ciò deve essere istituita per i prossimi 12 mesi una task force di tecnici presso il Mite per supportare in modo straordinario le istruttorie di valutazione dei progetti.

Dibattito

La quarta proposta è attivare entro giugno 2022 il dibattito pubblico sugli impianti a fonti rinnovabili al di sopra dei 10 MW di potenza installata. Non si deve derogare da processi di partecipazione che aiutano a costruire il consenso, e occorre rendere più efficaci procedure e temi del dibattito.

Biometano

Il quinto passaggio è sviluppare la produzione di biometano. Questi impianti comportano notevoli vantaggi su chiusura del ciclo dei rifiuti organici differenziati (Forsu), degli scarti agricoli, dei sottoprodotti agroalimentari, dei reflui zootecnici e dei fanghi di depurazione, restituzione al suolo del carbonio per fermare i processi di desertificazione, estrazione e reimpiego della CO2 e contributi alla decarbonizzazione.

Fotovoltaico

Il sesto step è escludere entro aprile 2022 l’autorizzazione paesaggistica per il fotovoltaico integrato sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici.

Incentivi

La settima proposta è rivedere entro dicembre 2022 i bonus edilizi, cancellando quelli per la sostituzione delle caldaie a gas. Gli incentivi devono essere legati alla riduzione dei consumi energetici e di gas, premiando la sostituzione con pompe di calore e l’autoproduzione da fonti rinnovabili.

Caldaie a gas

L’ottavo passaggio è anticipare al 2023 l’eliminazione dell’uso delle caldaie a gas nei nuovi edifici. La Commissione Ue propone lo stop dal 2027 e l’eliminazione dei combustibili fossili nel riscaldamento entro il 2040. Per tagliare le emissioni del 55% in 8 anni serve accelerare.

Comunità energetiche

La nona richiesta è  istituire entro giugno 2022 un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche per consentire ad un numero maggiore di soggetti di accedere ai finanziamenti.

Mobilità sostenibile

L’ultimo step è attivare entro maggio 2022 una strategia per l’efficienza e l’innovazione nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile, semplificando le procedure.

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