Le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) sono in netta crescita in Europa. I dati più recenti pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) hanno mostrato un quadro preoccupante: le notifiche di gonorrea nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo hanno superato quota 100.000, con un aumento di oltre il 300% rispetto al 2015. Nello stesso arco temporale, i casi di sifilide sono più che raddoppiati, raggiungendo le 45.000 unità, mentre la clamidia si è confermata l’infezione più segnalata con oltre 213.000 notifiche.
Il dato più allarmante ha riguardato però la sifilide congenita, trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza. In un solo anno, i casi confermati sono quasi raddoppiati, passando da 78 a 140. Sebbene il numero sia esiguo in termini assoluti, rappresenta un grave campanello d’allarme per i sistemi sanitari: la presenza di una patologia prevenibile nei neonati segnala una falla nello screening prenatale, nel monitoraggio delle gestanti o nell’accesso tempestivo alle cure.
Tuttavia, un’analisi più approfondita suggerisce di non cedere al panico. Una parte di questa crescita esponenziale può essere attribuita a un miglioramento della capacità diagnostica. Come ha sottolineato Cristina Mussini, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, l’aumento degli screening regolari porta inevitabilmente a un maggior numero di infezioni diagnosticate. Questo è particolarmente vero per chi utilizza la profilassi pre-esposizione per l’HIV (PrEP), un percorso che include controlli periodici anche per le altre IST, facendo emergere un sommerso che prima non rientrava nelle statistiche ufficiali.
La prevenzione non può essere delegata unicamente alla responsabilità individuale. Sebbene l’uso del preservativo e i test regolari siano fondamentali, il discorso deve allargarsi. Le IST non trattate possono avere conseguenze gravi, come dolore cronico, infertilità e complicanze neurologiche o cardiache. Il problema cresce soprattutto dove i servizi sanitari sono poco accessibili, i test sono a pagamento e l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è assente o inadeguata.
L’ECDC ha evidenziato che in quasi la metà dei Paesi monitorati persistono costi diretti per i cittadini che desiderano effettuare un test di base, e molte strategie nazionali di prevenzione non sono state aggiornate per riflettere i cambiamenti comportamentali post-pandemici. Qui si inserisce il lavoro di campagne come “Italy Needs Sex Education / INSE”, promossa da Flavia Restivo, che chiede l’introduzione dell’educazione alla sessualità e all’affettività nei programmi scolastici, riconoscendola come uno strumento primario di sanità pubblica.
I dati indicano che gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini restano il gruppo più colpito dall’aumento di gonorrea e sifilide. Allo stesso tempo, si registra una crescita della sifilide anche tra le popolazioni eterosessuali, in particolare tra le donne, il che alimenta il rischio di trasmissione verticale al neonato. Queste informazioni non devono alimentare lo stigma, ma servire a orientare interventi mirati: test gratuiti e accessibili, screening prenatali efficaci e campagne informative che parlino un linguaggio inclusivo e non giudicante.
In Italia, alcune iniziative si muovono già in questa direzione. L’Istituto Spallanzani di Roma, durante la European Testing Week, ha promosso test rapidi e gratuiti per HIV e IST anche al di fuori delle strutture ospedaliere, con interventi diretti sul territorio e nelle scuole. Il fatto che circa il 10% delle nuove diagnosi nel Lazio abbia riguardato persone con meno di 25 anni ha spinto l’istituto a intensificare il dialogo con i più giovani, spesso informati sulla sessualità da fonti non adeguate come i social media.
In conclusione, i dati europei raccontano una storia a due facce: da un lato, una tendenza preoccupante che richiede un’azione immediata; dall’altro, l’emersione di un problema a lungo nascosto grazie a una maggiore capacità di diagnosi. L’obiettivo non è generare allarmismo, ma trasformare questi numeri in un impulso per rendere la prevenzione una pratica normale, accessibile e supportata da un sistema sanitario e scolastico efficiente.














