NAPOLI – Federico Salvatore avrebbe compiuto oggi 67 anni. Era nato a Napoli il 17 settembre 1959, nei pressi di via Santa Teresa degli Scalzi, e in quella città fatta di contraddizioni, ironia, dolore e orgoglio trovò il materiale umano dal quale avrebbe tratto gran parte delle sue canzoni.
Definirlo soltanto un cantante comico sarebbe riduttivo. Salvatore fu cabarettista, autore, chansonnier e cantautore di denuncia. Un artista capace prima di conquistare il grande pubblico attraverso la risata e poi di utilizzare quella popolarità per affrontare temi scomodi, dalle responsabilità dei napoletani nel declino della città ai pregiudizi nei confronti degli omosessuali.
Cominciò a suonare la chitarra da autodidatta quando aveva appena otto anni. Mancino naturale, non invertì le corde dello strumento ma adattò la posizione delle dita. Dopo due anni lasciò gli studi di Giurisprudenza, rinunciando al futuro da avvocato immaginato dalla famiglia, per seguire la strada dello spettacolo.
Le prime esibizioni arrivarono in teatro, dove riscriveva in chiave comica i testi di canzoni celebri. La svolta risale al 1994, con la vittoria al concorso BravoGrazie e l’approdo al “Maurizio Costanzo Show”. Le numerose apparizioni televisive lo trasformarono rapidamente in un volto popolare in tutta Italia.
Il successo di Federico Salvatore
Il successo discografico fu travolgente. Gli album “Azz…” e “Il mago di Azz” superarono complessivamente le 500mila copie vendute e gli valsero due dischi di platino. Nei suoi brani metteva in scena il confronto tra Federico, ricco, presuntuoso e snob, e Salvatore, popolano povero, ignorante e diretto. Da quel dualismo nacquero canzoni rimaste nella memoria collettiva, come “Azz”, “Azz Vacanze” e la serie degli “incidenti”, da quello in banca a quello al Vomero.
Dietro il gioco linguistico, però, era già presente uno sguardo lucidissimo sulla società. Nel 1996 arrivò al Festival di Sanremo con “Sulla porta”, il racconto del difficile rapporto tra un ragazzo omosessuale e sua madre. La parola “omosessuale” era stata censurata, ma durante la finale Salvatore scelse di cantare la versione originaria. Si classificò tredicesimo, lasciando però uno dei momenti più coraggiosi di quell’edizione.
Con il passare degli anni la componente di denuncia divenne sempre più evidente. “L’osceno del villaggio”, pubblicato nel 2002, segnò il passaggio definitivo dal cantante cabarettista al cantautore civile. In “Se io fossi San Gennaro” mise sotto accusa ciò che aveva danneggiato Napoli, senza risparmiare le responsabilità degli stessi napoletani. Su quella strada proseguì con “Dov’è l’individuo?” e con “Fare il napoletano stanca”.
Quella scelta lo allontanò progressivamente dal grande circuito televisivo, ma non dal suo pubblico. Federico Salvatore preferì la libertà artistica alla comodità del personaggio che lo aveva reso famoso. Continuò a scrivere, esibirsi e raccontare Napoli senza indulgenze, conservando quella chitarra come unico tramite con gli spettatori.
L’addio e i ricordi
Il 13 ottobre 2021 fu colpito da un’emorragia cerebrale. Dopo il ricovero all’Ospedale del Mare intraprese un lungo percorso di riabilitazione. Morì il 19 aprile 2023, a 63 anni. I funerali furono celebrati nella basilica di San Ciro a Portici.
Nel giorno del suo compleanno Napoli ricorda così un artista libero, capace di far ridere senza essere superficiale e di denunciare senza rinunciare alla poesia. Federico Salvatore è rimasto nella memoria popolare per “Azz”, ma la sua eredità più profonda è quella di un autore che seppe andare oltre il personaggio e usare le canzoni per mettere una città davanti allo specchio.
E anche Cronache lo ricorda come un grande amico.
Qui sotto alcune delle sue interviste rilasciate ai nostri microfoni.







