NAPOLI – La pausa di Ferragosto è finita e per Roberto Fico arriva il momento delle risposte. A quasi un mese dal terremoto del 31 luglio che ha colpito i Campi Flegrei, oggi la questione approda nell’aula del Consiglio regionale della Campania. E al centro del confronto politico ci sarà soprattutto il nodo rimasto finora irrisolto: la richiesta dello stato di emergenza, che il presidente della Regione non ha ancora attivato. Il Consiglio regionale, presieduto da Massimiliano Manfredi, si riunirà in seduta monotematica e a oltranza per discutere delle azioni urgenti a sostegno della popolazione colpita dal sisma. La convocazione arriva dopo la Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari del 12 agosto e porta direttamente in aula anche la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza avanzata dalle opposizioni. Una questione sulla quale Fico, dopo le settimane successive alla scossa e la pausa estiva, difficilmente potrà continuare a rinviare una presa di posizione netta. La richiesta dello stato di emergenza spetta infatti alla Regione, mentre la dichiarazione compete poi al Consiglio dei ministri. Il punto politico è dunque capire se Palazzo Santa Lucia ritenga che esistano oggi le condizioni per compiere questo passo e, in caso contrario, quali siano le ragioni che inducono il governatore a non procedere.
Nel frattempo la Regione prepara una prima risposta economica. La commissione Bilancio ha approvato a maggioranza, con l’astensione della minoranza, la proposta di legge che mette a disposizione 7 milioni di euro dell’avanzo di amministrazione del Consiglio regionale per misure straordinarie destinate a Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Napoli. Il provvedimento arriverà oggi all’esame dell’assemblea. Ma il confronto è destinato ad andare ben oltre lo stanziamento. La scossa del 31 luglio ha nuovamente mostrato la fragilità di un’area densamente popolata e ha riaperto il dibattito sugli strumenti straordinari necessari per affrontare una crisi che non riguarda soltanto Pozzuoli. Nel perimetro delle preoccupazioni entrano Bacoli, Monte di Procida, Quarto, Giugliano con Licola-Lago Patria, Ischia e una vasta parte dell’area occidentale di Napoli, da Bagnoli e Fuorigrotta fino a Pianura, Soccavo e Posillipo. A chiedere di superare la contrapposizione tra stato di emergenza e legge speciale è anche la Cisl Funzione Pubblica dell’area metropolitana.
“Servono entrambi”, sostiene il segretario generale Nino Matteo, che mette sul tavolo un terzo problema: quello degli organici dei Comuni chiamati a gestire il bradisismo. Il sindacato chiede che durante la conversione del decreto varato per l’area flegrea venga introdotta una deroga straordinaria ai vincoli sulle assunzioni per i Comuni interessati dal rischio. Secondo Matteo, la macchina amministrativa sarebbe ormai “ai limiti del collasso”, a cominciare dalle polizie locali e dai tecnici impegnati nelle verifiche sugli edifici, negli sgomberi, nell’assistenza alle famiglie, nella progettazione e negli interventi di messa in sicurezza. Da qui la richiesta di assunzioni straordinarie, procedure accelerate e risorse specifiche, ma anche di stabilizzare o comunque garantire continuità alle professionalità già formate e impiegate a tempo determinato. “Stato di emergenza per agire subito, legge speciale per programmare il futuro e assunzioni straordinarie per mettere i Comuni nelle condizioni di lavorare al meglio”, sintetizza il segretario della Cisl Fp. Sul tema è intervenuto anche il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che dal Meeting di Rimini ha indicato nella consapevolezza della popolazione uno dei punti più delicati. “L’anello più debole resta la scarsa consapevolezza di chi ci vive”, ha affermato il ministro, sottolineando il rischio che la lunga convivenza con bradisismo e terremoti finisca per produrre una pericolosa assuefazione. Consolidamento degli edifici, infrastrutture e piani di evacuazione, secondo Musumeci, devono dunque procedere insieme alla prevenzione e alla conoscenza del rischio. Oggi, però, il confronto torna soprattutto sul terreno politico












