NAPOLI – Nei vicoli del quartiere Montecalvario, l’azione dello Stato ha smantellato la presenza dei clan storici grazie a inchieste stringenti e decine di arresti eccellenti. L’improvviso vuoto di potere ha tuttavia lasciato spazio alle nuove generazioni che cercano di conquistare il controllo delle attività illecite con spregiudicata violenza. Si assiste così all’ascesa della faida dei baby boss: giovanissimi ventenni che si affrontano quotidianamente lungo le strade del quartiere brandendo coltelli e impugnando pistole. Questo continuo scontro tra bande giovanili ha generato una grave escalation d’insicurezza che minaccia la tranquillità dei residenti e la convivenza civile. “La malavita l’ho combattuta anni fa – spiega Vincenza prudele, leader delle Mamme Coraggio – ho 81 anni. Non posso più combattere, sono su una sedia a rotelle. Ma posso raccontare. Servono le istituzioni, impegnando più la polizia per questi ragazzi. I commissariati di notte sono quasi fermi. E nei vicoli si vedono poche pattuglie. Qui i fatti di cronaca accadono quando i vicoli sono silenziosi. Alle due di notte fino alle 5 di mattino ci sono ragazzi che girano in scooter. Molti sono armati, arroganti e pronti alla lite. Chi passa le armi nelle mani di questi giovani? Ho due figli morti e un altro nel carcere di Poggioreale. Oggi c’è solo la delinquenza minorile, che ha preso il posto dei vecchi clan. Questi ragazzi si isolano da soli. Serve aiutarli, prima che sia troppo tardi. Però dei vecchi clan qualcuno comanda i giovani. C’è il rischio emulazione. La gente ha paura. Lo Stato deve entrare nei vicoli e riprendersi i Quartieri Spagnoli. Serve un monitoraggio delle stradine nel centro storico durante la notte, per fermare le batterie di scooter”.
Per fermare questa deriva e spezzare la spirale di violenza, è indispensabile un piano d’azione capillare che unisca la presenza delle forze dell’ordine alla prevenzione. Il presidio del territorio da parte della Polizia deve essere costante, garantendo controlli stringenti e interventi mirati contro la detenzione abusiva di armi. Parallelamente, è necessario investire sull’inclusione sociale e sul recupero dei minori attraverso scuole di quartiere operative, centri di aggregazione giovanile e opportunità lavorative. Le istituzioni pubbliche e le associazioni di terziario devono collaborare per offrire un’alternativa concreta alla criminalità stradale e alla cultura della violenza. Un supporto psicologico ed educativo costante si rivela strategico per sottrarre la gioventù locale all’attrazione fallace delle carriere criminali. Solo integrando la repressione penale con una forte presenza educativa sarà possibile restituire sicurezza a Montecalvario ed eliminare definitivamente la minaccia dei baby boss.












