La ricerca del nuovo commissario tecnico della Nazionale si è trasformata in una vicenda complessa, sviluppatasi nell’arco di 18 giorni tra strategie, contatti e improvvisi cambi di rotta. La ricostruzione degli eventi mostra un percorso tortuoso che ha coinvolto alcuni dei nomi più prestigiosi del calcio mondiale.
Tutto ha avuto inizio l’11 luglio, quando la FIGC ha annunciato la nomina di Paolo Maldini a direttore tecnico, affiancato da Leonardo come advisor. Il presidente federale Giovanni Malagò ha espresso grande soddisfazione, presentando Maldini come un obiettivo primario. In poche ore è emersa l’ambiziosa idea del nuovo trio dirigenziale: puntare su Pep Guardiola per la panchina azzurra, un’alternativa di altissimo profilo rispetto a candidati come Conte e Mancini.
Nei giorni successivi, la stampa ha iniziato a menzionare anche Andrea Pirlo come possibile candidato alternativo. Il 14 luglio si è tenuto il primo incontro ufficiale tra Malagò, Maldini e Leonardo, durante il quale il nome di Pirlo è emerso con forza. Parallelamente, si è discussa anche l’ipotesi di un ritorno in Federazione di Gigi Buffon con un nuovo ruolo.
La fase centrale della vicenda ha visto accadere eventi decisivi. Il 17 luglio, in un’intervista, Guardiola ha lasciato intendere di non voler proseguire la sua carriera da allenatore, alimentando le speculazioni. Nonostante ciò, Maldini e Leonardo sono volati a Barcellona per un lungo colloquio, nel tentativo di convincerlo. La missione si è rivelata infruttuosa: Guardiola ha mostrato apertura ma non la piena convinzione di accettare l’incarico.
Pochi giorni dopo, il 21 luglio, Malagò ha rilasciato dichiarazioni che hanno tenuto vive le speranze, parlando di “eccezioni” che avrebbero potuto riguardare proprio Guardiola. Tuttavia, la situazione era destinata a cambiare di nuovo. Di fronte al definitivo no dell’allenatore catalano, la dirigenza ha esplorato altre piste. Leonardo e Maldini hanno confermato di aver contattato anche Carlo Ancelotti e hanno lasciato intendere che l’obiettivo era chiudere la questione in tempi brevi.
A quel punto, la candidatura di Andrea Pirlo è diventata la più concreta. Proprio quando l’ex centrocampista sembrava a un passo dalla panchina, è esploso il caso legato a una sua sponsorizzazione con Fonbet, un sito di scommesse russo. La vicenda ha assunto una connotazione politica, nonostante i legali di Pirlo avessero tentato di chiarire la natura puramente commerciale dell’accordo.
La pressione mediatica e le perplessità all’interno della Lega hanno spinto Malagò a fare un passo indietro, giudicando inopportuna la nomina. Pirlo ha ricevuto una telefonata che gli ha comunicato l’esito negativo della sua candidatura, notizia che ha poi condiviso pubblicamente. Di fronte a questo stallo, Maldini e Leonardo hanno deciso di lasciare i loro incarichi.
L’epilogo ha visto il presidente Malagò prendere in mano la situazione. Scartata definitivamente l’opzione Pirlo, ha virato con decisione su profili di esperienza come Claudio Ranieri e, soprattutto, Roberto Mancini. Quest’ultimo, rimasto in silenzio per tutta la durata del processo, è diventato la scelta finale per guidare la Nazionale.


