Il presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, ha teso pubblicamente un ramo d’ulivo a Giancarlo Antognoni in vista delle celebrazioni per il Centenario del club. Tra le varie iniziative, è stato annunciato un omaggio speciale: il ritiro della maglia numero 10 per la stagione 2026/27, quella dei cento anni, in onore dell’ex capitano.
Tuttavia, questo gesto significativo non sembra, per ora, aver modificato la posizione della storica bandiera viola. La sua decisione di non partecipare alla grande festa del 29 agosto allo stadio Artemio Franchi pare restare immutata, anche se non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali e definitive in merito.
Commisso, annunciando il suo arrivo a Firenze per i festeggiamenti, aveva usato parole chiare per invitare l’ex giocatore: “Nella storia della Fiorentina c’è un nome che appartiene a tutti, ed è Antognoni. Non è solo un grande campione, Giancarlo è la Fiorentina. È Firenze. È la maglia viola. È il 10 più iconico che abbia mai vestito la nostra maglia”. Ha poi aggiunto: “Per questo lo vogliamo con noi il 29 agosto. Volevamo metterlo al centro della serata e in suo onore ritireremo la maglia numero 10”.
Un tentativo evidente di sanare una frattura che dura da anni, ma che al momento non ha prodotto l’effetto sperato. Il rapporto tra Antognoni e il club si è incrinato e la riconciliazione appare complessa, anche di fronte a un traguardo storico come il Centenario. I tifosi, legatissimi alla loro “Unica Bandiera”, continuano a sperare in un riavvicinamento per poter festeggiare insieme al loro idolo.
La rottura risale all’estate del 2021, quando Antognoni ha deciso di lasciare la società dopo oltre quattro anni nel ruolo di dirigente. Era tornato il 2 gennaio 2017 con la gestione Della Valle e aveva proseguito il suo incarico anche nei primi due anni dell’era Commisso.
Nel 2021, però, ha rifiutato la proposta del club di assumere l’incarico di direttore tecnico del settore giovanile. Antognoni ha interpretato quel ruolo come un passo indietro rispetto alle sue precedenti mansioni e una sorta di declassamento professionale, che gli avrebbe impedito di continuare a lavorare a stretto contatto con la prima squadra a livello dirigenziale.



