FOTO. Mani spezzate e volto sfregiato: calciatore 28enne massacrato dai banditi a Casoria

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Raffaele Selva
Raffaele Selva

CASORIA – Il rumore sordo di un urto, le lamiere che scricchiolano e poi l’inferno. Quella che doveva essere una serata qualunque si è trasformata in un incubo di sangue e violenza per Raffaele Selva, 28 anni, calciatore in forza al Don Guanella Scampia e padre di tre bambini, vittima di un’imboscata lungo l’Asse Mediano, in direzione Casoria.

L’ombra della criminalità torna a colpire con la famigerata “tecnica del tamponamento”, una trappola studiata per costringere gli automobilisti a scendere dal veicolo in zone isolate, trasformandoli in facili prede. Secondo le ricostruzioni, Raffaele stava percorrendo l’arteria stradale quando è stato urtato da un’altra vettura. Un incidente banale, in apparenza. Ma non appena il giovane è sceso dall’auto per constatare i danni, il copione della serata è mutato drasticamente.

Tre individui lo hanno circondato: non cercavano lo scambio dei dati assicurativi, cercavano il bottino. Raffaele, atleta abituato al confronto fisico ma non alla ferocia del branco, ha reagito tentando di difendersi e di proteggere quel poco che aveva con sé, ma la furia dei tre aggressori è stata implacabile.

Il bilancio medico racconta la violenza di quei minuti: punti di sutura al naso e al mento, una profonda ferita lacero-contusa dietro la nuca e un tendine della mano destra spezzato, lesione che i medici hanno dichiarato non operabile a causa della posizione delicata dei piccoli ossi della mano. Nonostante il volto segnato e la mano ferita, il pensiero di Raffaele è andato subito alla sua famiglia. “Ringrazio Dio che ero solo e non con i miei figli”, ha dichiarato ancora scosso.

Non è la prima volta che il destino lo mette di fronte a un simile orrore: già tre anni fa, Raffaele era sfuggito a un tentativo analogo mentre si trovava in auto con la moglie incinta. L’episodio è stato denunciato con forza sui social da un amico della vittima, che ha acceso i riflettori su un territorio che appare sempre più fuori controllo. “Raffaele è un bravissimo ragazzo, un papà esemplare. Non si può vivere con la paura di scendere dalla propria auto”.

L’aggressione a Selva riapre una ferita mai rimarginata sulla sicurezza delle arterie stradali campane. La tecnica del finto incidente è un metodo noto alle forze dell’ordine eppure continua a mietere vittime. Raffaele, che compirà 29 anni a giugno, è già tornato al lavoro nonostante lo choc e i traumi fisici. Resta però l’amarezza di chi si sente abbandonato dalle istituzioni in una terra dove un normale tragitto verso casa può trasformarsi in una lotta per la sopravvivenza.

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