In occasione del Gran Premio d’Italia, Lewis Hamilton ha ripercorso la storia dietro l’acquisto della sua Ferrari F40. Il pilota britannico ha svelato i retroscena della ricerca del modello perfetto, un’auto che sognava fin da bambino e che ha recentemente guidato fino al circuito di Monza.
Hamilton ha spiegato di essere stato per molto tempo sulle tracce di una F40, ma con un’idea precisa: la voleva con pochi chilometri e, soprattutto, con una storia unica. Nel corso degli anni ha scartato diversi esemplari passati all’asta, spesso perché privi di un’anima o con la vernice rifatta. La svolta è arrivata quando ha trovato una vettura che il precedente proprietario aveva guidato per sole 69 miglia, da Maranello fino a casa, per poi parcheggiarla definitivamente sotto un telo.
Di fronte a quella scoperta, coperta dalla polvere del tempo, il pilota si è trovato davanti a un dilemma. “La tieni come pezzo da esposizione, tutta impolverata, o la restauri?”, ha raccontato ai giornalisti, spiegando la difficile scelta tra conservazione e utilizzo.
Alla fine, Hamilton ha scelto di rimetterla in moto. La sua decisione è nata dalla riflessione che nessun pilota Ferrari nella storia si fosse mai presentato in pista al volante delle vetture più iconiche del marchio. “Ho pensato: devo essere io a farlo”, ha affermato. La sorpresa più grande è emersa durante le verifiche meccaniche: i tecnici hanno estratto il motore e hanno scoperto dei timbri con il numero 44, lo stesso che Hamilton porta sulla sua monoposto. “Non potevo crederci”, ha commentato, parlando di un vero e proprio segno del destino.
Il legame con questo modello affonda le radici nella sua infanzia, quando tra le sue macchinine giocattolo “l’auto rossa era quella speciale”. Una nostalgia così forte che, secondo il pilota, nemmeno modelli successivi come la F50 sono riusciti a replicare del tutto.
Durante la conferenza, Hamilton ha anche rievocato un episodio curioso risalente ai tempi dei kart. Mentre lui si presentava in pista a bordo di una vecchia Fiat 500 a noleggio guidata dal padre, il suo futuro compagno di squadra Nico Rosberg arrivava al circuito con una Lamborghini Diablo. “Nico si presentava con una Lamborghini Diablo e io pensavo: è il massimo”, ha ricordato.
Il pilota ha usato questo contrasto per misurare la strada percorsa, dal sedile di un’utilitaria al volante di una delle Ferrari più ambite di sempre. Ha infine collegato l’episodio della F40 al suo approccio più ampio ai weekend di gara, sottolineando quanto per lui contino non solo le prestazioni ma anche l’estetica e la creatività che circondano l’evento.





