Insalata in busta, il grande spreco

NAPOLI – Sono comode, facili da riporre in frigorifero e già pronte per l’uso. Ma è un risparmio di tempo su cui vale la pena riflettere perché le spese le paga il nostro pianeta. Parliamo dell’insalata e delle altre verdure vendute in busta, già pronte per essere consumate. Gli scaffali dei supermercati sono pieni di questi prodotti, ormai troviamo di tutto, dall’insalata classica agli spinaci, dalla valeriana ai mix già pronti. Che impatto ha questo tipo di prodotto sull’ambiente?

Gli imballaggi in plastica sono molto utilizzati per confezionare alimenti freschi. L’idea di base è che questo tipo di protezione riesce ad evitare il contatto del cibo con l’ossigeno, limitando l’esposizione ai microrganismi che causano il deterioramento degli alimenti. In realtà uno studio condotto negli anni scorsi ha dimostrato che l’utilizzo della plastica non ha ridotto lo spreco alimentare, anzi. Il rapporto ‘Unwrapped: How Throwaway Plastic is Failing to Solve Europe’s Food Waste Problem’ si è concentrato sui Paesi dell’Unione Europea. Sono stati analizzati i dati nel decennio 2004-2014.

E’ emerso che i rifiuti alimentari pro-capite sono raddoppiati nonostante la quantità di imballaggi di plastica usata per prodotti alimentari sia aumentata del 50%. La ragione? Le confezioni di plastica effettivamente riescono a mantenere il cibo fresco più a lungo, ma inducono anche comportamenti dannosi per l’ambiente, inducendo le persone a fare scorte di cibo, con quantità eccessive che non si riescono a smaltire. Si compra più di ciò che si riesce a consumare. Insomma per ridurre gli sprechi bisogna partire dalla spesa al supermercato.

Comprare verdura e insalata in busta non è affatto una buona pratica, per il pianeta, ma anche per le nostre tasche. Non solo per lo spreco degli imballaggi. Una volta aperta la confezione il contenuto va mangiato subito perché il taglio delle foglie favorisce la salmonella. Si rischia quindi di sprecarne una buona parte, se non abbiamo intenzione di mangiare tutta la confezione subito. E a questo spreco alimentare si aggiunge quello delle risorse idriche: comprando l’insalata in busta le foglie vengono lavate due volte. La prima durante il confezionamento industriale, che spesso non è sufficiente a rimuovere tutte le impurità, così la laviamo di nuovo prima di mangiarla, sprecando ulteriori quantità d’acqua.

Prima di arrivare in tavola le foglie passano attraverso numerose fasi, che comportano notevoli emissioni di CO2. La produzione richiede un elevato consumo di energia che influisce sul prezzo finale e non dà al consumatore nessun beneficio in termini di qualità. Per questo bisogna cercare di diventare consumatori consapevoli. L’insalata in busta costa circa tre volte quella tradizionale, in termini pratici una confezione equivale a un chilo di lattuga. Insomma, scegliendo la verdura in vendita al mercato il pianeta sorriderà e lo stesso faranno anche le nostre tasche.

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