Paolo Maldini ha rotto il silenzio, raccontando in un’intervista la sua verità sulla mancata nomina alla guida del progetto tecnico della Nazionale. L’ex dirigente ha svelato i retroscena di un accordo che è stato modificato in corso d’opera, portandolo a rinunciare all’incarico prima ancora di firmare il contratto.
Tutto ha avuto inizio con una chiamata del presidente Giovanni Malagò, che gli aveva offerto piena autonomia per rifondare il calcio italiano. L’intesa iniziale prevedeva che la scelta del commissario tecnico spettasse al nuovo direttore tecnico, con il presidente pronto ad avallarla. Questo patto è stato il fondamento su cui si basava l’intero progetto.
La visione era chiara: un cambiamento radicale basato sulla tecnica e su una mentalità offensiva, partendo dalla formazione dei giovani. Per questo motivo, si è cercato un allenatore giovane con una storia in Nazionale. È stata fatta una telefonata a Carlo Ancelotti, che ha però confermato il suo impegno con il Brasile.
I nomi sul tavolo erano quelli di Daniele De Rossi, Fabio Grosso e Andrea Pirlo. Il presidente ha però posto un veto sui primi due, spiegando che accordi pre-elettorali con i club di Serie A impedivano di ingaggiare allenatori sotto contratto. La scelta è quindi ricaduta su Pirlo, ritenuto preparatissimo e ideale per sposare la nuova filosofia.
La vicenda delle scommesse che ha coinvolto l’ex centrocampista è stata usata come pretesto per bloccarne la nomina. Maldini ha sottolineato come non ci fossero impedimenti legali e che Pirlo fosse disposto a rescindere i suoi legami con la società di scommesse, definendo la reazione dell’opinione pubblica “assolutamente esagerata” e cavalcata ad arte.
Prima di puntare su Pirlo, c’è stato un serio tentativo per Pep Guardiola. L’ex dirigente ha raccontato di un incontro a Barcellona in cui l’allenatore spagnolo si è mostrato molto tentato, arrivando a studiare le rose e a buttare giù delle formazioni. Ha rifiutato solo per stanchezza dopo anni intensi in Premier League, non per questioni economiche.
Il punto di rottura è arrivato con una telefonata di Malagò. Il presidente ha comunicato un cambio di rotta: da quel momento, la scelta del CT sarebbe stata una sua decisione. Una condizione definita “inaccettabile” da Maldini, che insieme a Leonardo ha presentato le dimissioni su un contratto non ancora formalizzato.
L’ex capitano del Milan ha anche chiarito la posizione su Roberto Mancini e Antonio Conte. Non sono stati scelti perché il progetto richiedeva un profilo diverso, più giovane e orientato a un cambiamento radicale delle metodologie, non per questioni di amicizia o per mancanza di stima.
Alla base della rinuncia c’è stata la rottura del rapporto di fiducia. L’autonomia, più volte assicurata, è venuta meno, rendendo impossibile portare avanti un lavoro così complesso ed esaltante.




