Joann Villeneuve racconta Gilles: la vita oltre le corse

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Cronache sport formula1
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Il mito di Gilles Villeneuve è sopravvissuto al tempo. A 44 anni dalla sua scomparsa sul circuito di Zolder, la sua memoria rimane un punto di riferimento nella storia della Formula 1, un esempio di come si possa entrare nel cuore degli appassionati non solo con le vittorie, ma con l’audacia e la purezza del gesto.

“La sua vita ha avuto un grande impatto ed è stata fonte di ispirazione”, ha spiegato la moglie Joann. “Ha dimostrato che con il duro lavoro e la tenacia si può avere successo”. In una lunga intervista, Joann ha ripercorso la vita con il pilota, a partire dalla decisione di vendere la loro casa per finanziare una stagione di corse. “Non mi sono arrabbiata, per me l’importante era stare insieme. Non mi importava se avremmo vissuto in un camper”.

Un rapporto basato su una fiducia incrollabile, anche di fronte alle “follie” del campione. “Mi sentivo sempre al sicuro, riuscivo a dormire anche quando correva in autostrada”. La lealtà era un valore fondamentale per Villeneuve: nel 1979 ha aiutato il compagno Jody Scheckter a vincere il Mondiale, onorando un patto.

Proprio per questo, il mancato rispetto degli accordi da parte di Didier Pironi a Imola nel 1982 lo ha ferito profondamente. “Per Gilles una stretta di mano valeva come una firma. Si è sentito tradito”. Joann ha anche chiarito il ruolo di Enzo Ferrari nella vicenda, spiegando che l’Ingegnere, con cui Gilles aveva un rapporto strettissimo, ha cambiato opinione sull’accaduto solo dopo aver ricevuto la loro versione dei fatti.

L’intervista ha toccato anche il tema del figlio Jacques, campione del mondo nel 1997. “Ha sofferto molto e per lui non è stato semplice portare quel cognome. Tutti li mettevano in paragone, ma Jacques voleva soltanto vivere la propria vita. Ha vinto il titolo per se stesso, realizzando il suo sogno”.

Guardando alla F1 attuale, Joann ha trovato delle somiglianze: “Max Verstappen mi ricorda Gilles per la dedizione, mentre Charles Leclerc per la personalità. Il monegasco ha dato tanto alla Ferrari, ricevendo meno di quanto meritasse, un po’ come mio marito”.

Infine, un pensiero sulla sua assenza a Zolder il giorno dell’incidente, dovuta alla prima comunione della figlia Melanie. “Non credo che la mia presenza lì avrebbe cambiato qualcosa. Quando abbassava la visiera, Gilles entrava in un altro mondo”.

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