La Juventus ha vinto la partita contro l’Atalanta con il risultato di 2-0, ma la gara è stata segnata da un episodio arbitrale che ha generato forti polemiche e discussioni nel post-partita. L’esito finale è stato infatti condizionato da un rigore non concesso alla squadra bergamasca nel corso del primo tempo, un errore che ha pesato sull’andamento della sfida.
L’azione controversa si è svolta nell’area di rigore bianconera. Su un pallone destinato a scorrere verso il centro, il giocatore dell’Atalanta, Rowe, è riuscito a superare in velocità il suo marcatore, Pierre Kalulu. Quest’ultimo, trovandosi nettamente in ritardo e superato dall’avversario, ha commesso un fallo vistoso e prolungato.
Il difensore della Juventus si è aggrappato in modo evidente alla maglia di Rowe, che si è allungata palesemente per diversi istanti, impedendogli di proseguire la sua corsa verso il pallone. Nonostante la dinamica chiara, l’arbitro Zufferli ha lasciato correre, e, cosa ancora più sorprendente, la sala VAR non è intervenuta per correggere quello che è apparso a tutti come un chiaro ed evidente errore.
L’analisi offerta dal commentatore tecnico ed ex arbitro Luca Marelli per Dazn ha confermato la gravità della svista. Secondo l’esperto, le proteste della panchina atalantina sono state del tutto legittime, poiché il contatto era assolutamente da sanzionare. “Il pallone era diretto a Rowe e Kalulu era nettamente in ritardo”, ha sottolineato Marelli, descrivendo l’azione con precisione.
Marelli ha poi aggiunto un dettaglio cruciale: “La maglia si allunga per lungo tempo e in maniera molto evidente”. Ha inoltre voluto contestualizzare la decisione all’interno di una più ampia discussione sull’approccio arbitrale. “Va bene tenere un’asticella alta fra i contatti e lasciar correre di più, ma non si può andare oltre il regolamento. Una trattenuta, se reciproca è comprensibile, ma in questa circostanza c’è solo la trattenuta di Kalulu”.
La critica più severa è stata riservata al mancato intervento della tecnologia. “In queste circostanze l’arbitro può anche non vedere in campo, ma il VAR non può non intervenire”, ha affermato con decisione l’ex direttore di gara. Questo episodio rappresenta un chiaro fallimento del protocollo, che prevede l’intervento su errori palesi che incidono sul risultato.
Infine, Marelli ha specificato quale sarebbe dovuta essere la sanzione corretta. “Questo è un rigore chiaro che manca, con ammonizione”. Non ci sarebbero stati invece gli estremi per l’espulsione, poiché mancava uno dei parametri fondamentali per configurare la chiara occasione da gol (DOGSO), ovvero il pieno possesso del pallone da parte dell’attaccante. Il penalty e il cartellino giallo, tuttavia, erano indiscutibili.



