Juventus, una rifondazione continua senza risultati

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Cronache sport calcio
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Dall’ultimo scudetto, vinto nel 2020 con Maurizio Sarri, la Juventus ha vissuto una fase di profonda instabilità. In sei anni, il club ha conquistato solamente tre trofei, due Coppe Italia e una Supercoppa, a fronte di una continua rivoluzione sia in panchina sia nei quadri dirigenziali.

Il valzer di allenatori ha visto avvicendarsi sulla panchina bianconera Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri per il suo secondo ciclo e più recentemente Thiago Motta. Ancora più frenetico è stato il ricambio a livello manageriale, accelerato dalle inchieste giudiziarie che nel 2022 hanno segnato la fine dell’era di Andrea Agnelli e portato a un azzeramento della dirigenza.

Dall’estate 2021 hanno lasciato la società figure chiave come Fabio Paratici, l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene, il direttore sportivo Federico Cherubini e il vicepresidente Pavel Nedved. Anche il ciclo dirigenziale più recente ha visto partenze importanti: Giovanni Manna si è trasferito al Napoli, mentre Cristiano Giuntoli, arrivato solo un anno fa, è destinato a ripartire da un’altra squadra.

L’ultimo riassetto è stato orchestrato direttamente da John Elkann, che ha affidato la guida dell’area tecnica a Damien Comolli. La nuova struttura include anche Giorgio Chiellini, il direttore tecnico Francois Modesto e il direttore sportivo Marco Ottolini. Tuttavia, la posizione di Comolli è ora sotto osservazione da parte della proprietà. Le scelte di mercato non hanno convinto e la possibile esclusione dalla prossima Champions League rappresenterebbe un grave colpo economico e sportivo.

In questi anni, la Juventus è apparsa come un cantiere perennemente aperto, smontata e rimontata senza una visione strategica coerente. Ogni stagione è sembrata un “anno zero”, con continui cambi di filosofia: prima puntare sui giovani della Next Gen, poi cederli per finanziare il mercato; prima abbandonare i parametri zero, poi ritenerli necessari per aggiungere esperienza.

Un esempio di questa confusione gestionale è il caso di Dusan Vlahovic. Acquistato nel gennaio 2022 per una cifra superiore ai 70 milioni, il suo futuro è ancora incerto e la sua gestione è passata di mano tra diverse dirigenze senza trovare una soluzione definitiva.

Nonostante gli ingenti investimenti sostenuti da John Elkann, che superano gli 800 milioni di euro in acquisti, i risultati sportivi sono stati deludenti. La Coppa Italia vinta nel 2024 con Allegri è rimasto l’unico successo significativo in un periodo di grandi spese. La proprietà si trova ora di fronte a una decisione cruciale: concedere a Comolli una seconda opportunità o procedere con l’ennesimo cambiamento. L’unica certezza per il futuro sembra essere il ruolo sempre più centrale che verrà affidato a Giorgio Chiellini.

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