Ha sorpreso molti la scelta del commissario tecnico dell’Argentina, Lionel Scaloni, di non concedere neanche un minuto a Lautaro Martinez durante la finale del Mondiale contro la Spagna. Una decisione che ha fatto discutere, soprattutto perché l’attaccante dell’Inter era stato l’eroe indiscusso della semifinale vinta contro l’Inghilterra, grazie a un gol decisivo.
Passare dal ruolo di salvatore della patria a quello di spettatore nell’atto conclusivo della competizione non era uno scenario prevedibile. Eppure, le dinamiche della partita hanno spinto Scaloni a percorrere altre strade, privilegiando l’equilibrio tattico rispetto alla potenza di fuoco offensiva. La Spagna ha preso da subito il controllo del gioco, con il suo caratteristico possesso palla che ha costretto l’Albiceleste a una lunga e faticosa partita di contenimento.
Le sostituzioni effettuate dal ct argentino hanno rispecchiato questa necessità. Il primo cambio è stato obbligato, con l’inserimento di Otamendi per l’infortunato Lisandro Martinez prima dell’intervallo. All’inizio della ripresa, è entrato Leandro Paredes per dare più densità e geometrie a un centrocampo in sofferenza.
Con il passare dei minuti, e con il risultato ancora in bilico, Scaloni ha continuato a operare cambi conservativi. Attorno all’ora di gioco ha sostituito il terzino destro, inserendo Molina per dare nuova spinta ma senza alterare l’assetto. A venti minuti dal termine, quando ci si aspettava l’ingresso di una punta fresca come Lautaro, il tecnico ha invece optato per Facundo Medina e Giovanni Simeone, cercando energie nuove e un attaccante con caratteristiche diverse.
Nemmeno i tempi supplementari hanno cambiato le carte in tavola. Con la squadra stanca e la necessità di non concedere spazi, l’ultimo slot per le sostituzioni è stato utilizzato per Marcos Senesi, un altro difensore. In totale, sei cambi, ma nessuno per il ‘Toro’. La spiegazione risiede nella volontà di non schierare tre punte pure contemporaneamente.
Con una Spagna padrona del campo, Scaloni ha ritenuto troppo rischioso affiancare Lautaro a Lionel Messi e Julián Álvarez. L’allenatore ha preferito affidarsi al lavoro di sacrificio di Álvarez e alle invenzioni di Messi, senza aggiungere un altro finalizzatore che avrebbe potuto compromettere l’equilibrio difensivo della squadra. Una scelta dolorosa ma coerente con la lettura della partita da parte del tecnico.
Per Lautaro Martinez resta l’amarezza per non aver potuto contribuire nella partita più importante, un epilogo inatteso dopo un torneo vissuto da protagonista. Le decisioni di un allenatore, specialmente in una finale Mondiale, sono spesso dettate da sottili equilibri e da contingenze imprevedibili, lasciando talvolta eroi in attesa ai margini del campo.




