L’avvio di stagione della Lazio ha portato ottimismo. Con quattro vittorie e un pareggio nelle prime cinque uscite, la squadra di Gennaro Gattuso ha mostrato un’identità chiara e un rendimento convincente, frutto di un lavoro tattico che sta già dando i suoi frutti.
A raccontare le prime impressioni è stato il centrocampista olandese Kenneth Taylor. In un’intervista a Voetbal Primeur, l’ex Ajax ha offerto una panoramica sulla filosofia di gioco del nuovo tecnico e sul suo percorso di crescita nel campionato italiano.
Il tecnico ha impresso una svolta netta. “Con Gattuso giochiamo basandoci sul possesso palla e su un pressing molto alto”, ha spiegato il mediano. La strategia prevede un controllo della partita e un recupero palla immediato per innescare azioni pericolose.
Centrale in questo sistema è l’impiego di un “doppio pivot” a centrocampo, una cerniera che deve garantire equilibrio e qualità nella costruzione dal basso e nel supporto alla fase offensiva.
“Lui vuole che gestisca la costruzione del gioco”, ha proseguito Taylor, evidenziando la responsabilità affidatagli. “Si aspetta che sia io il principale punto di raccordo in attacco”. Il suo compito è dettare i tempi e collegare i reparti.
Gattuso ha inoltre insistito sull’aggressività nei duelli. “Cerchiamo molte situazioni di uno contro uno e vuole che siamo spietati, perché i duelli sono fondamentali”. Una mentalità che riflette il carattere del tecnico.
L’esperienza in Italia si sta rivelando formativa. “Nel campionato italiano si gioca con grande maturità tattica, ho fatto grandi passi avanti”, ha ammesso. L’adattamento ha richiesto anche un’evoluzione fisica: “Ora copro molta più distanza, soprattutto ad alta intensità”.
Una differenza evidente riguarda la fase offensiva. Sebbene la solidità resti un punto fermo, il giocatore ha sottolineato un cambiamento. “In questa stagione stiamo creando molte più opportunità. Ed è già un passo avanti rispetto alla scorsa”. La squadra cerca di imporre il proprio gioco e creare più occasioni.
Infine, ha chiarito la gerarchia dei rigoristi. “Se sono il rigorista? No, quello è Zaccagni, il capitano”. Ha poi specificato la sua posizione: “Io sono il secondo in lista”. Ha anche aggiunto un dettaglio sulla sua esperienza: “Ne ho calciati due ma durante la serie finale, non nei novanta minuti”.









