M5S, tregua dopo il nuovo governo: ma la ‘battaglia’ interna è solo rimandata

Futuro incerto per i nuovi alleati

(From L) Founder of the Five Star Movement (M5S), Italian comedian and political activist Beppe Grillo, M5S prominent figure, Italian entrepreneur and political activist Davide Casaleggio and Head of M5S, Italyís Labor and Industry Minister and deputy PM Luigi Di Maio acknowledge applause at the end of a convention of the governing coalition's populist movement on October 21, 2018 in Rome. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

MILANO – Con la nascita del governo Conte bis, il peggio è stato evitato, ma in casa M5S la ‘battaglia’ è solo all’inizio. Senza elezioni anticipate tutti avranno il tempo di riorganizzare idee e truppe, soprattutto Luigi Di Maio, che dall’anno di lavoro con la Lega e la crisi di agosto, ne è uscito oggettivamente indebolito. Sull’intesa con Matteo Salvini aveva puntato diverse fiches il capo politico M5S, nel maggio del 2018. Ma mese dopo mese il rapporto si è logorato, proporzionalmente all’inversione di tendenza dei consensi tra Lega e Cinquestelle. La campagna elettorale per le europee ne sono un esempio chiarissimo. Con il quotidiano scambio di messaggi al vetriolo dai rispettivi ‘cannoni’ della comunicazione, da un lato la batteria pentastellata, dall’altra ‘La Bestia’ di Morisi. Se le sono suonate così tanto di santa ragione, che la convivenza era diventata quasi impossibile.

L’escalation è culminata poi l’esplosione del governo giallo-verde. Ma la deflagrazione ha portato alla luce anche la polvere di stelle nascosta sotto il tappeto governativo. Chi ha voluto l’accordo con il Pd non è stato certamente Di Maio, ma Beppe Grillo. Il garante e co-fondatore rimasto lungamente in silenzio durante i mesi di lavoro con Salvini, improvvisamente si è rimesso al centro della tavola. Prima aprendo alla proposta choc di Matteo Renzi all’indomani dello scoppio della crisi di governo. Poi convocando lo stato maggiore del Movimento nella sua casa di Bibbona, in Toscana, per stracciare quell’offerta di premiership “messa nero su bianco” dal Carroccio e recapitata proprio al neo ministro degli Esteri.

Il ritorno sulla scena del comico genovese ha dato forza e coraggio all’ala sinistra del M5S – o almeno così è stata descritta nelle semplificazioni mediatiche -, che con Di Maio il dente avvelenato ce lo avevano da parecchio tempo. Impossibile farsi scappare l’occasione di metterlo nell’angolo, costringendolo a scendere a patti con Nicola Zingaretti e i tanto odiati dem. Questa storia sappiamo come è andata a finire, poi. Quello che non conosciamo è il sequel dello scontro interno ai Cinquestelle. Con una fetta importante di parlamentari che guarda a Roberto Fico e Beppe Grillo contenti del Conte bis.

Un’altra, molto meno numerosa di quello che si pensava, in attesa che Alessandro Di Battista faccia la prima mossa per prendersi la leadership del Movimento. E una terza fedele e riconoscente al capo politico che forse, sotto sotto, sente che rimpiangerà la Lega e Salvini. Le grandi manovre, però, rimarranno sotto traccia almeno fino all’edizione del 14-15 ottobre di Italia a 5 Stelle (a Napoli), sicuramente non prima di aver portato a casa l’ultima lettura del taglio dei 345 parlamentari, il vero scopo comune di tutto il Movimento in questa fase storica.

Dario Borriello (LaPresse)

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