Manovra, Furlan(Cisl): non è strada crescita, cambiarla con confronto

"Se l’Italia non cresce, non cresce l’occupazione e continueremo ad avere un allargamento della povertà e della disoccupazione. Questo è il grande limite della manovra del Governo Conte”.

Milano, 23 ott. (AWE/LaPresse) – “Se l’Italia non cresce, non cresce l’occupazione e continueremo ad avere un allargamento della povertà e della disoccupazione. Questo è il grande limite della manovra del Governo Conte”. Lo ha ribadito oggi la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in diretta con la trasmissione ‘Radio Anch’io’. “Dobbiamo puntare alla crescita: la manovra purtroppo non ha scelto questa strada, il governo non ha scelto questa strada. In questa manovra mancano gli investimenti necessari per la crescita. Io non credo che il tema sia se il 2,4 è troppo o è poco. Io credo che il tema sia se questi miliardi diventano un elemento costruttivo per il paese, investendo sulla crescita, sullo sviluppo, sul lavoro, oppure no”, ha sottolineato la leader Cisl.

e ancora

“La debolezza e la carenza della manovra innanzitutto per noi è proprio questo che non guarda al futuro. Investendo sulle infrastrutture, sulla formazione, sulla innovazione, sulla ricerca – ha proseguito la leader della Cisl -. Le infrastrutture materiali vengono continuamente bloccate e l’Italia ha bisogno di uno sbocco per l’Europa: bloccare il terzo Valico, la Tav, adesso anche il tunnel nel Brennero, è evidente che si guarda ad una Italia che non deve crescere. Io credo che innanzitutto il tema sia il lavoro, il resto viene di conseguenza. Noi speriamo attraverso il confronto di poter incidere su queste scelte. Inoltre speriamo  che molti dei miliardi di questa manovra corposa possano essere dirottati da sussidi ad investimenti sulla crescita”. Su quota 100, Furlan ha ribadito che “il tema della flessibilità in uscita eravamo riusciti a correggerlo solo in parte con il Governo Gentiloni con l’ape sociale. Quindi ben venga un’altra possibilità di flessibilità di uscita per i lavoratori. Mancano però due aspetti fondamentali: come riusciamo a realizzare i 38 anni di contributi per le donne che sono nettamente in difficoltà ed il tema dei giovani. Come si crea oggi il lavoro per i giovani e domani una pensione di garanzia per loro”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome